Il Piroscafo Oria: la Tomba dimenticata di 4.200 Soldati Italiani

Il Piroscafo Oria: la Tomba dimenticata di 4.200 Soldati Italiani

Il 12 Febbraio 1944, la nave piroscafo Oria, con a bordo più di 4.000 prigionieri di guerra italiani catturati dai tedeschi, subì uno dei naufragi più disastrosi della storia, nei pressi dell’isola di Patroklos, a sud di Atene.

La nave di oltre 2000 tonnellate si scontrò, a causa di una brusca manovra dovuta a una violenta tempesta, con le rocce dei fondali bassi. I soccorsi del Pireo, per via delle condizioni meteorologiche, arrivarono soltanto il giorno seguente, lasciando a un rimorchiatore italiano di Atene il compito di intervenire per primo, quando ormai era troppo tardi per salvare i marinai, ormai annegati all’interno dello scafo.

Quando le truppe tedesche, con a capo il generale Wegener, si stabilirono nell’arcipelago del Dodecaneso, in Grecia, riferirono al Reich la loro preoccupazione per il sovrannumero dei prigionieri italiani, (catturati in seguito al loro rifiuto di unirsi al partito nazista tedesco, dopo l’armistizio del 1943) che avrebbero potuto ribellarsi. Iniziò così il trasporto dei prigionieri dalle isole greche a campi di prigionia in Germania, grazie alle navi mercantili italiane requisite dai nazisti.

I prigionieri, insieme ai materiali, vennero rinchiusi nelle stive del piroscafo Oria, in condizioni disumane e coi portelli chiusi dall’esterno, in modo che non potessero uscire sul ponte e tuffarsi in mare.

Quando la nave si incagliò il sovraccarico provocò la frattura dello scafo, il quale divenne una prigione e una tomba per più di 4000 soldati, I superstiti, che si trovavano tutti nella porzione di nave rimasta a galla, furono 37 italiani, 6 tedeschi e 5 membri dell’equipaggio norvegesi, inclusi il primo ufficiale di macchine e il comandante Rasmussen.

Nel 1945, ritenuto il responsabile di quello della Oria e di altri naufragi, il generale Wegener, dopo la resa delle forze tedesche, venne condannato a scontare 15 anni di prigione per “complicità nelle violenze, maltrattamenti e assassinio contro privati cittadini italiani” e per “violenze commesse contro prigionieri di guerra italiani” dal Tribunale Militare di Roma.

Le vittime italiane dei trasporti nazisti dalle isole greche alla terraferma, finiti in tragici naufragi, furono più di 15 mila, molte delle quali ancora oggi riposano nelle acque cristalline del mar Egeo, divenuto una delle tombe più tragiche del Secondo conflitto mondiale.

In Italia, a Sermoneta, è stata apposta una placca che commemora il naufragio e i suoi caduti, vicino a un tempietto costruito nel ricordo della tragedia. Essa recita: “I rintocchi di questa campana sono l’eco dei singhiozzi delle madri dei 15 mila caduti nelle isole dell’Egeo. Ogni rintocco susciti un ricordo, ogni ricordo susciti una preghiera”.

Articolo di: Pietro Frattini



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