Il gatto Oscar, l’inaffondabile Sam

Il gatto Oscar, l’inaffondabile Sam

I gatti venivano trasportati sulle navi sia dagli egizi che dai fenici, e questa antica consuetudine sopravvisse nei secoli, sia per tradizione che per motivi pratici: il felino di bordo aveva infatti il compito di tenere la nave sgombra dai roditori. La marina militare inglese, in particolare, mantenne viva questa consuetudine fino al 1975.

Oscar era un gatto a macchie bianche e nere, di proprietà di un marinaio che prestava servizio sulla Bismark, nave da battaglia della marina tedesca, la Kriegsmarine.

Nel 1940, durante il suo primo ed unico viaggio, la Bismark fu affondata dopo un intensa battaglia con un cacciatorpediniere inglese, il Cossak: sopravvissero 150 marinai e, dopo circa due ore dall’affondamento, il gatto Oscar fu ritrovato appollaiato su di un’asse galleggiante…ripescato dai marinai del Cossak fu ufficialmente adottato dalla Royal Navy. Dopo alcuni mesi, il cacciatorpediniere Cossak, gravemente danneggiato, fu soccorso dal cacciatorpediniere Legion, che al largo di Gibilterra trasse in salvo tutto l’equipaggio, compreso il gatto Oscar.

A questo punto il nostro Oscar venne soprannominato “inaffondabile Sam” e riassegnato all’ HMS Ark Royal, che aveva partecipato all’affondamento della Bismark. Tuttavia nel 1941 anche questa nave da guerra venne silurata e si capovolse a 30 miglia dalla costa di Gibilterra: fortunatamente l’affondamento fu abbastanza lento da consentire il salvataggio di tutto l’equipaggio. Mancava all’appello solo l’inaffondabile Sam: fu recuperato un’ora dopo, aggrappato ad un’asse di legno: “arrabbiato ma abbastanza in salute” come riportato dalla cronaca di William Jameson.

Dopo quest’ultimo episodio, il gatto inaffondabile fu affidato al Governatore di Gibilterra in attesa del rimpatrio nel Regno Unito, dove venne assegnato ad un marinaio di Belfast. Questo micio dall’esistenza incredibilmente avventurosa, esaurite le sue proverbiali 9 vite, si spense nel 1955: un suo ritratto è conservato nel National Maritime Museum di Greenwich.

Articolo di: Filippa Marinetti



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