Matteotti risponde alla richiesta di pieni poteri

Matteotti risponde alla richiesta di pieni poteri

Nel 1922 Mussolini chiese al Parlamento i “pieni poteri” perché si dovevano affrontare questioni di primaria importanza, come “la crisi dello Stato” e l’incapacità del Parlamento di risolvere problemi rimasti irrisolti dalla fine della guerra, in primis la necessità di stabilizzare il bilancio statale.

Il deputato socialista Giacomo Matteotti, poi ucciso, lesse in Aula una relazione della minoranza sulle prerogative degli organi dello Stato in una forma di governo parlamentare.

Disse Matteotti:

«Il parlamento – eletto dai cittadini per rappresentarne e difenderne gli interessi collettivi e  privati – votando la legge di delegazione, li abbandonerebbe invece all’arbitrio di un governo, che nessuno ha conosciuto ancora alla prova della capacità di operare e della coerenza coi più diversi principi in varie occasioni affermati o negati.

Noi siamo convinti per i primi, che esistono notevoli economie da realizzare, che vi sono uffici da abolire, energie intorpidite da svegliare, organi parassitari e ingombranti da resecare. Ma tutto ciò può essere compiuto senza minacciare lo sconvolgimento, senza usurpare i poteri del parlamento, con tanta minore apparenza di grandi parole, quanto maggiore è la sapienza, la fermezza nell’operare, la coscienza del bene.

Sembra a noi che chiunque abbia ferma coscienza dei propri diritti e doveri di rappresentante della nazione che lavora e produce, non possa rendersi complice della concessione dei pieni poteri, la quale segnerebbe nella storia della nostra vita nazionale il precedente meno degno, e più pericoloso ».

Il 10 giugno 1924 Matteotti fu rapito e assassinato da una squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini.

Articolo di: Antonio Schivardi



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