Sparizione di Emanuela Orlandi

Emanuela Orlandi

La sparizione di Emanuela Orlandi, una ragazza di 15 anni figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, è avvenuta a Roma il 22 giugno 1983.

Quella che all'inizio poteva sembrare un comune allontanamento volontario da casa di un'adolescente, divenne presto uno dei casi più oscuri della storia italiana e vaticana, che coinvolse lo stesso Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l'Istituto per le opere di religione, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi; la reale natura dell'evento non è mai stata definita.

Alla scomparsa di Emanuela fu collegata la quasi contemporanea sparizione di un'altra adolescente romana, Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983 e mai più ritrovata.

Emanuela Orlandi - nata a Roma il 14 gennaio 1968 - all'epoca della scomparsa aveva 15 anni e abitava in Vaticano assieme ai genitori e a quattro fratelli: lei era la penultima dei cinque. Nel giugno 1983 aveva appena terminato il secondo anno del liceo scientifico presso il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, venendo rimandata a settembre in latino e francese. Dotata di un considerevole talento musicale, Emanuela frequentava da anni una scuola di musica in piazza Sant'Apollinare a Roma, a poca distanza da Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, dove seguiva corsi di pianoforte, solfeggio, flauto traverso e canto corale.

Il giorno della scomparsa, Emanuela si recò a lezione di musica attorno alle 16, per uscirne come di consueto attorno alle 19, dopodiché telefonò a casa, dove parlò con una delle sorelle riguardo a una proposta di lavoro che avrebbe ricevuto da un uomo, retribuita con la somma di 350 000 lire (equivalenti, paragonando il potere d'acquisto, a circa 500 euro odierni) per un lavoro di poche ore come promotrice di prodotti cosmetici di una nota marca durante una sfilata di moda nell'atelier delle Sorelle Fontana, di lì a pochi giorni; tuttavia, la sorella le sconsigliò di dar retta a una proposta simile e le suggerì di tornare quanto prima a casa per parlarne con la madre. Questo fu l'ultimo contatto che Emanuela ebbe con la famiglia. In seguito, fu accertato che la ditta di cosmetici in questione - che peraltro impiegava solo personale femminile - non aveva nulla a che vedere con l'offerta di lavoro asseritamente fatta alla giovane e risultò altresì che, nello stesso periodo, altre adolescenti dell'età di Emanuela erano state adescate da un uomo con il pretesto fasullo di pubblicizzare prodotti cosmetici in occasione di eventi quali sfilate di moda o altro.

Dopo la telefonata, Emanuela raggiunse due compagne di corso, tali Maria Grazia e Raffaella alla fermata dell'autobus in Corso Rinascimento. A detta delle ragazze, Emanuela alluse a una proposta di lavoro molto allettante ricevuta e, messa in guardia da loro, disse che avrebbe chiesto prima il permesso di partecipare ai propri genitori e che avrebbe comunque fatto attenzione per evitare brutte sorprese. Attorno alle 19:30, prima Maria Grazia e poi Raffaella salirono su due autobus diversi dirette a casa, mentre, a detta di Raffaella, Emanuela non salì a sua volta sul mezzo pubblico perché troppo affollato e disse che avrebbe atteso quello successivo. Da questo momento, della ragazza si perdono le tracce.

Secondo un'altra versione, dopo la telefonata Emanuela confidò a un'amica e compagna della scuola di musica, Raffaella, che sarebbe rimasta ad attendere l'uomo che le aveva fatto l'offerta per avvisarlo che avrebbe chiesto prima il permesso di partecipare ai propri genitori. Raffaella dichiarò che Emanuela l'avrebbe accompagnata alla fermata dell'autobus, lasciandola alle 19:30 per salire sul mezzo pubblico; l'amica riferì poi di aver visto dal finestrino che Emanuela parlava con una donna dai capelli ricci che non fu mai identificata anche se alcuni suggerirono che si trattasse con ogni probabilità di qualche altra allieva della scuola di musica.

Articolo di: Alfredo Adamo



Stiamo inviando il tuo commento.

Lascia un commento