La rivolta dei Vespri Siciliani

La rivolta dei Vespri Siciliani

Era il 30 marzo 1282, il lunedì dell'Angelo, all'ora dei vespri (la preghiera del tramonto), quando a Palermo scoppia la ribellione dei "Vespri Siciliani". A generare la rivolta quella sera sul sagrato della chiesa del Santo Spirito, fu la reazione al gesto provocatorio di un soldato francese che si era permesso di mettere le mani addosso ad una nobildonna accompagnata dal consorte, con il pretesto di doverla perquisire. Così, il marito a difesa della consorte, uccise il soldato con la sua stessa spada. E fu La scintilla che dette inizio alla rivolta.

Per tutta la notte i palermitani al grido "Mora, mora!" diedero inizio ad una caccia ai francesi, che dilagò in breve tempo in tutta l'isola, trasformandosi in una vera carneficina, con l'espulsione totale della presenza francese. 

Iniziarono una serie di guerre, chiamate "guerre del Vespro" per il controllo dell'isola. Le ostilità terminarono, di fatto, il 31 agosto 1302 con la firma del trattato di pace di Caltabellotta e si conclusero definitivamente con il trattato di Avignone del 1372.

In Sicilia, la situazione si era fatta molto pesante, per la riduzione delle libertà baronali e per una opprimente politica fiscale. Gli Angioini si mostrarono irremovibili a qualuqnue richiesta di ammorbidimento, praticando usurpazioni, soprusi e violenze. A tal proposito Dante Alighieri, nell'VIII canto del Paradiso, indicherà come "Mala Signoria", il regno angioino di Sicilia.

Famoso simbolo di quella lotta divenne il termine Antudo, una parola d'ordine usata dai ribelli. Antudo è l'acronimo delle parole latine: Animus Tuus Dominus (Il coraggio è il tuo Signore). 

Il 3 aprile 1282 veniva adottata la bandiera, con al centro la Trisceleee che diverrà il vessillo di Sicilia. La bandiera venne formata dal giallo di Corleone e dal rosso di Palermo a seguito di un atto di confederazione stipulato da 29 rappresentanti delle due città. 

Si racconta che i siciliani, per smascherare i francesi camuffati di popolani, facessero ricorso a uno shibboleth, mostrando dei ceci e chiedendo di pronunciarli nella lingua siciliana "cìciri". I francesi traditi dalla loro pronuncia "sciscirì", venivano immediatamente scoperti e uccisi. 

Articolo di: Marcello Strano



Stiamo inviando il tuo commento.

Lascia un commento

Raccomandate on line