Le Foibe e le donne, la storia di Norma Cossetto

Le Foibe e le donne, la storia di Norma Cosserto

La trovarono a 136 metri di profondità il 10 dicembre 1943 i vigili del fuoco di Pola guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich.

Classe 1920, apparteneva a una nota famiglia di possidenti fascisti: il padre Giuseppe Cossetto era un dirigente locale del Partito Nazionale Fascista e aveva ricoperto anche l’incarico di commissario governativo delle Casse Rurali e podestà di Visinada. Anche lui come Norma fu ucciso e infoibato. Pochi giorni dopo.

Norma dopo essersi diplomata, brillantemente, nel 1939, presso il Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Gorizia, si iscrisse all’Università di Padova.
L’estate 1943 la passò a preparare la sua tesi di laurea che doveva intitolarsi “Istria Rossa” (riferita alla terra ricca di bauxite dell’Istria) seguita dal professor Arrigo Lorenzi. Nelle calde mattine e negli afosi pomeriggi girava per municipi e canoniche alla ricerca di archivi che le consentissero di sviluppare la sua tesi di laurea.

E proprio mentre viaggiava in bicicletta, un giorno, fu fermata e arrestata dai partigiani, era il 27 settembre.

Il giorno prima dell’arresto, il 26 settembre 1943 un giovane partigiano di nome Giorgio si era recato a casa dei Cossetto convocando Norma al Comando partigiano nell’ex caserma dei Carabinieri di Visignano. Qui, era stata interrogata, e poi le era stato chiesto di entrare nel movimento partigiano. “No” era stata la sua risposta, secca, decisa. I partigiani guardandosi tra di loro glia avevano indicato l’uscita.

Norma fu arrestata insieme ad altri civili che avevano rifiutato di collaborare. Furono confinati tutti  nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo per essere poi trasferiti nella scuola di Antignana dove i partigiani si erano spostati per sentirsi più sicuri vista l’avanzata tedesca che avevano occupato Visinada.

Lì, in quella scuola trasformata in prigione, dove  magari avrebbe potuto insegnare, fu divisa dagli altri prigionieri. Legata nuda ad un tavolo, fu sevizie e stuprata dai suoi carcerieri a turno, per diversi giorni.

La notte tra il 4 e 5 ottobre Norma e gli altri prigionieri, legati col fil di ferro, furono costretti a spostarsi a piedi fino a Villa Surani. Qui, ancora vivi, furono gettati nella foiba li vicina.

La sorella Licia, che fu anche lei arrestata e poi rilasciata, ricorda: “Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all’addome…. Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva”.

Con l’arrivo dei tedeschi, dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l’ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, come riportato da Petacco, tre impazzirono e all’alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra.

Secondo Scotti i veri responsabili dell'omicidio di Cossetto non furono partigiani jugoslavi, ma «cani sciolti» inquadrati nella Resistenza in un momento molto buio della storia, tipico dei contesti bellici.

Norma, nel 1948 è stata insignita dall’Università di Padova della laurea ad honorem, su proposta del rettore, Concetto Marchesi, e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia; nel 2005 della Medaglia d’oro al merito civile dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con la seguente motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”.

Per questo nel 2004 è stato istituito il Giorno del Ricordo, il giorno in cui l’Italia cedette buona parte della Venezia-Giulia a Jugoslavia e Francia.

Articolo di: Valentina Rossi



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