La storia di Cesare Battisti, 7 anni di reati

La storia di Cesare Battisti, 7 anni di reati

Cesare Battisti nasce nel 1954 a Cisterna di Latina da una famiglia di estrazione contadina e operaia.

Da adolescente si iscrisse al Partito Comunista Italiano e fece parte della FGCI, il gruppo giovanile del PCI, ma ne uscì poco dopo.

Nel 1968 si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola.

Fu quindi protagonista di una fase giovanile piuttosto burrascosa, segnata da atti di teppismo e di piccola delinquenza, che lo segnalarono più volte all'attenzione delle forze dell'ordine, venne infatti arrestato due volte per rapina.

Battisti fu per la prima volta arrestato nel 1972, per una rapina compiuta a Frascati. Nel 1974 venne nuovamente tratto in arresto per una rapina con sequestro di persona compiuta a Sabaudia ma non scontò la pena.

Nel 1976 fu arrestato per aver aggredito un Sottufficiale dell'Esercito mentre svolgeva il servizio militare, e quindi rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo, che lo accolse nell'organizzazione; nei PAC era presente anche Pietro Mutti, futuro aderente a Prima Linea, poi collaboratore di giustizia e principale accusatore di Battisti e di altri, e sulla cui testimonianza si basa la quasi totalità delle condanne inflitte.

In base a questa sua politicizzazione, descrisse le rapine precedenti come espropri proletari, compiute secondo la prassi e l'ideologia dei gruppi armati dell'epoca.

Liberato nel 1977, si trasferisce a Milano dove cominciò a partecipare alle azioni del gruppo eversivo "Proletari Armati per il Comunismo", responsabile prima di varie rapine a banche e supermercati nel quadro di quelli che all'epoca venivano definiti negli ambienti eversivi "espropri proletari" e successivamente anche di alcuni omicidi di commercianti e appartenenti alle forze dell'ordine.

Battisti tuttavia, pur riconoscendo la sua precedente militanza nella lotta armata, fatto da cui non si è mai dissociato o pentito, nel 2009 dichiarò la sua estraneità a essi e affermò di non avere mai sparato a nessuno, dichiarò che già nel 1978 si era distaccato dai PAC, con cui, sempre secondo quanto dichiarò, collaborava solo al giornale Senza galere.

Secondo le sentenze, invece, sarebbe rimasto fino al 1979 nei PAC, quando, nell'ambito di un'operazione antiterrorismo di vaste proporzioni, Battisti venne arrestato, detenuto nel carcere di Frosinone e condannato inizialmente, in primo grado (unico processo in cui non fu contumace) a 12 anni per possesso illegale di armi da fuoco e banda armata con aggravante di associazione sovversiva, nell'ambito del processo per l'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso nel febbraio 1979, processo poi esteso anche agli altri omicidi dei PAC.

Il 4 ottobre 1981 Battisti riuscì a evadere e a fuggire in Francia. Sarà condannato in contumacia nel 1985 (sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991) perché giudicato responsabile di quattro omicidi e di vari altri reati.

Viene altresì condannato all'ergastolo con sentenza della Corte d'assise d'appello di Milano nel 1988 (sentenza divenuta definitiva in Cassazione nel 1993), per omicidio plurimo, oltre che per i reati di banda armata, rapina e detenzione di armi.

Negli anni, sette processi ne hanno dichiarato la colpevolezza. 

Aveva 25 anni il giorno della condanna di primo grado e 27 anni quando evase e iniziò a vivere come latitante.

Articolo di: Pietro Frattini



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