La Tunisia rifugio degli Italiani durante la rivoluzione

La Tunisia rifugio degli Italiani durante la rivoluzione

Negli anni immediatamente successivi al 1821 in coincidenza con i moti rivoluzionari, per scappare dal conflitto o perché esiliati iniziarono a giungere a Tunisi rifugiati Italiani con sbarchi che si succedono fino al 1824. 

Spesso Tunisi viene considerata una tappa di passaggio verso altre mete come Marsiglia o Alessandria d'Egitto, questi sbarchi ed imbarchi si susseguono per cui diventa complesso stabilire il numero esatto degli esuli. 

In particolare, i profughi provenienti dall'Italia meridionale, soprattutto dalla Sicilia, grazie alla vicinanza geografica, spesso arrivano clandestinamente, oppure dichiarano falsi nomi o non si presentano al consolato, e, altrettanto clandestinamente ripartono. Inoltre, dal 1826, questi esuli si confondono con l'emigrazione stagionale che, proprio a partire da quella data, si fa più intensa. 

Fra il 1830 ed il 1835 arrivano a Tunisi esuli e rifugiati politici dall'Italia centrale, dopo i moti falliti di Modena, Bologna, Parma e della Romagna. Anche i moti piemontesi del 1833 e quelli successivi del 1837 in Abruzzo e Calabria porteranno esuli in Tunisia.

Negli anni successivi, a causa di propagande denigratorie spesso false verso gli Italiani, avvennero anche episodi tristi come la negazione dell’accoglienza che aggiunse per alcuni, alla tragedia dell’esilio, un supplementare calvario: nel giugno del 1849, ad esempio, il brigantino San Gennaro, con a bordo 255 siciliani, veniva respinto dal governatore britannico di Malta (che sembra mantenere questa abitudine nei secoli), per incontrare la stessa risposta anche da parte del bey di Tunisi. Alla nave venne negato l’approdo sia a Bona che ad Algeri, e rispedita in direzione di Tunisi. Di qui veniva indirizzata ancora alla volta di Malta.

Il numero degli europei bisognosi era accresciuto fuor di ogni credere, i viveri erano saliti a carissimo prezzo, il lavoro mancava, la moneta non circolava e la miseria per conseguenza era divenuta sensibilissima.

Alcuni esuli, per poter vivere, insegnavano l'italiano soprattutto ai bambini italiani, ma anche ai Tunisini in quanto l'italiano era la lingua straniera più conosciuta e parlata e 'i costumi generali [erano] tutti italiani ', come scrive Corrado Politi in una lettera indirizzata a Fabrizi del 22 luglio 1854. 

Fra i tanti che furono insegnanti, Luigi Visconti e Luigi La Rotonda furono organizzatori e docenti di corsi di italiano, una istituzione scolastica in nuce.

Ma soprattutto importante fu il carbonaro livornese Pompeo Sulema che, nel 1831, insieme alla sorella Ester organizzò la prima vera scuola che era laica e prevedeva l'insegnamento di tutte le materie in italiano. Nel 1840, avviò una scuola italiana il livornese Giuseppe Morpurgo, indirizzata in particolare agli israeliti, che funzionò fino al 1863. 

Poi da ricordare il dottor. Mugnaini , una personalità di tutto rilievo fra gli esuli: mazziniano fedele, il suo impegno a favore dei connazionali indigenti, che curava senza compenso, fu costante. 

In molti casi, gli esuli, una volta stabilitisi in Tunisia, richiamavano la famiglia. Pertanto il numero continuava a crescere.

Molti di coloro che avevano combattuto, che avevano sacrificato gli anni di gioventù in un esilio, non lontano geograficamente, ma faticoso e difficile, decisero di rimanere nel paese che li aveva accolti, in cui avevano con il tempo creato una famiglia e un'attività professionale soddisfacente.

Articolo di: Luca Scuriatti



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  • Giovanni71

    23 Giugno 2018

    Certo che Malta non si smentisce mai...... da 200 anni ignorano le regole di salvataggio e nessuno dice nulla. Però ora la musica cambia.

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