Ristrutturazione del debito pubblico durante il fascismo

Ristrutturazione del debito pubblico durante il fascismo

Nell’immediato dopoguerra l’emissione di moneta da parte dello Stato per finanziare il proprio debito e non ultimo ai molteplici interventi che fece la Banca d’Italia per salvare aziende in difficoltà fecero esplodere inflazione e debito pubblico e andarono tutte a discapito dei percettori di reddito fisso: ceto medio e salariati.

Tale malcontento sociale e una forte capacità di comunicazione portarono alla vittoria il partito Fascista.

Uno dei problemi da risolvere era la riduzione del debito pubblico, in una cerimonia ripresa dall’istituto Luce per la propaganda fascina, all’altare della Patria Mussolini brucia simbolicamente il debito pubblico.

In realtà quello che era accaduto era che sotto la guida del ministro dell’economi Volpi alla fine del 1926 si decise di procedere con il consolidamento del debito a breve termine mediante l’emissione di un prestito nazionale consolidato al 5% denominato 'Prestito Littorio'. La perdita di credibilità fu talmente grande che per 10 anni lo Stato si trovò costretto a sospendere l’emissione di buoni ordinari del Tesoro.

Con il consolidamento del debito pubblico i titoli di Stato furono resi inconvertibili per 10 anni e furono sostituiti da obbligazioni trentennali al 5 per cento con un’inflazione ben più alta che per i risparmiatori italiani che in gran parte detenevano tale debito si tradusse in una vera e propria «mazzata».

Il rapporto debito/PIL però peggiora subito dopo, passo dal 58% del 1929 al 88% del 1934 con una crisi che costrinse lo stato ad un colossale salvataggio industriale e bancario che andò a costituire nel 1933 l’Istituto IRI, che fu un ente pubblico centrale nell’economia italiana fino alla sua liquidazione nel 1992.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il debito/pil italiano, cresciuto durante il conflitto, decrebbe in maniera molto rapida portandosi dal 120% circa al 24 per cento. Tutto merito di Luigi Einaudi, uno dei pochi veri (e grandi) liberali italiani.

Non volendo istituire un’imposta patrimoniale per sopperire fiscalmente allo sbilancio, decise di lasciare libera l’inflazione di fluttuare: il debito pubblico italiano si svalutò immediatamente e con una politica economica accorta già all’inizio degli anni ’50 l’Italia era uno dei Paesi più virtuosi che ci fossero nell’occidente industrializzato.

Lo choc inflazionistico si riassorbì molto presto e da lì partirono le basi del boom economico.

Articolo di: Antonio Schivardi



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  • Sanfilippo

    26 Ottobre 2018

    Con l'euro moneta forte difficile creare inflazione che andrebbe a discapito di chi presta soldi

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