La vera storia dell’origine del sistema pensionistico Italiano

La vera storia dell’origine del sistema pensionistico Italiano

La storia della previdenza italiana inizia nel lontano 1898 quando venne fondata la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai: si trattava di un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo, anch’esso libero, degli imprenditori.

Solo nel 1919 viene istituita l’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) per i dipendenti dell’industria e dell’agricoltura, presso la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali – CNAS, (EX Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia) il primo sistema che intende proteggere il lavoratore da tutti gli eventi che possono intaccare il reddito individuale e familiare: l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia diventa obbligatoria e interessa 12 milioni di lavoratori.

Nel 1924 fu costituito l'antenato del TFR (Trattamento di fine rapporto), cioè un'indennità da concedere, in questo caso, solamente al lavoratore licenziato.

Nel marzo 1933 il governo fascista guidato da Benito Mussolini, a differenza delle convinzioni errate, si limitò a modificare il nome della "Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali" in "Istituto nazionale fascista per la previdenza sociale".(Regio Decreto Legge 27 marzo 1933, n. 371)

Una novità introdotta da Mussolini fu solamente l'istituzione, nell'aprile 1939, della pensione di reversibilità, cioè la parte della pensione spettante ad uno dei due coniugi alla morte dell'altro, molto importante viste le centinaia di migliaia di vittime causate dalla seconda guerra mondiale alla quale l'Italia prese parte per volere di Mussolini.

Nel 1942 l'indennità in caso di licenziamento, introdotta nel 1924, venne rinominata in indennità di anzianità da riconoscere al lavoratore in proporzione al salario e agli anni di servizio (t.f.r. attuale).

È il 1952 quando, superato il periodo post-bellico, viene emanata la legge n. 218 del 4 aprile che fissa e razionalizza gli adeguamenti monetari dei trattamenti pensionistici adottati immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale e riforma l’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti(riforma Rubinacci).

La formula di calcolo della pensione rimane contributiva e s’introduce l’istituto della c.d. “integrazione al minimo”, con la quale si eroga ai pensionati con ridotta anzianità contributiva una pensione minima che garantisce una sopravvivenza dignitosa.

Articolo di: Filippa Marinetti



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