Diario di Guerra, la decimazione delle truppe Italiane

Diario di Guerra, la decimazione delle truppe Italiane

Nel Diario di Guerra scritto da D' Amico si legge un passo molto forte:

"Presso un reggimento di fanteria, avviene un’insurrezione. Si tirano dei colpi di fucile, si grida non vogliamo andare in trincea. Il colonnello ordina un’inchiesta, ma i colpevoli non sono scoperti. Allora comanda che siano estratti a sorte dieci uomini; e siano fucilati. Sennonché, i fatti erano avvenuti il 28 Aprile 1917, e il giudizio era pronunciato il 30 Aprile.

Il 29 del mese erano arrivati i ” complementi”, inviati a colmare i vuoti prodotti dalle battaglie già sostenute: 30 uomini per ciascuna compagnia. Si domanda al colonnello: “Dobbiamo imbussolare anche i nomi dei complementi? Essi non possono aver preso parte al tumulto del 28: sono arrivati il 29 “. Il colonnello risponde:.” Imbussolate tutti i nomi”.

Così avviene che, su dieci uomini da fucilare, due degli estratti sono complementi arrivati il 29. All’ora della fucilazione la scena è feroce. Uno dei due complementi, entrambi di classi anziane, è svenuto. Ma l’altro, bendato, cerca col viso da che parte sia il comandante del reggimento, chiamando a gran voce: “Signor colonnello! signor colonnello! “. Si fa un silenzio di tomba. Il colonnello deve rispondere. Risponde: “Che c’è figliuolo? “

” Signor colonnello! ” grida l’uomo bendato “io sono della classe del ’75. Io sono padre di famiglia. Io il giorno 28 non c’ero. In nome di Dio! “.

“Figliuolo” risponde paterno il colonnello “io non posso cercare tutti quelli che c’erano e che non c’erano. La nostra giustizia fa quello che può. Se tu sei innocente, Dio te ne terrà conto. Confida in Dio”.

Lo fa fucilare, ma alla prima scarica il soldato viene solo ferito. Prega, implora la grazia. Ma il colonnello è irremovibile, lo fa legare a un palo e fucilare di nuovo.

Qualche giorno dopo, durante un attacco, il colonnello viene ucciso. Colpito al dorso, da proiettili italiani. Occorre una convinzione molto forte sulla "necessità della guerra", per resistere a questi racconti (fatti da soldati), all' assurdità, alla stupidità e alla crudeltà che la guerra comporta.

Così Silvio D’amico racconta uno dei tanti episodi di repressione interna operata dai comandi dell’Esercito Italiano durante la Grande Guerra. 

D' Amico si ammalò di malaria poche settimane dopo e fu ricoverato in ospedale e poi rispedito a casa, dai suoi.

Il libro è anche pieno di ritratti, disegnati in poche righe, di soldati e ufficiali conosciuti al fronte.

Uno emerge su tutti, quello del tenente Arturo Osio, descritto come un geniale personaggio dostoevskiano, colto e affascinante. D' Amico non si sbagliava; dopo la guerra, Osio divenne una figura importante del sistema bancario italiano e fondò la Banca Nazionale del Lavoro.

Articolo di: Antonio Schivardi



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