Il figlio di Stalin muore abbandonato in un campo di concentramento

Il figlio di Stalin muore abbandonato in un campo di concentramento

Il figlio di Stalin venne catturato in battaglia e morì in un campo di concentramento tedesco il 14 aprile 1943.

Il padre si rifiutò di salvargli la vita, alla proposta di scambiare l'illustre prigioniero con il feldmaresciallo Friedrich Paulus, caduto in mano sovietica dopo la battaglia di Stalingrado, Stalin rispose: "non scambio un soldato con un generale".

Stalin è l’archetipo insieme dell’uomo forte, del leader sanguinario e del dittatore carismatico.

Di umili origini conosce la prima moglie Kato futura madre di Yakov nel 1905 quando Stalin aveva 27 anni ed era a capo di una banda di georgiani dedita a rapine, ricercatissimo, inafferrabile.

Il figlio Yakov nasce in un contesto disagiato, la madre morì di stenti quando lui aveva pochi mesi. La perdita della moglie trasformò Stalin che il giorno del funerale disse:

"Questa creatura ha ammorbidito il mio cuore di pietra.
E' morta, e con lei sono morti i miei ultimi sentimenti per l'umanità."

Tuttora, nonostante i milioni di morti, i russi continuano ad ammirarlo e a celebrarlo come l’uomo che sconfisse il fascismo, che non fuggì da Mosca quando i tedeschi vi entrarono e, per parafrasare Churchill, fu in grado di “prendere un Paese con l’aratro e dotarlo della bomba atomica”.

Il figlio Yakov, contrariamente al padre, era una persona dissoluta, che utilizzava il potere (ed il nome) del padre per fare quello che voleva e spassarsela con donne e alcool.

Dopo l'ennesima lite, esasperato dal suo atteggiamento dispotico, tentò il suicidio con un colpo di pistola alla testa riportando solo qualche ferita. Tutto quello che Stalin disse riguardo l'estremo gesto del figlio fu: "è incapace persino di sparare diritto".

Articolo di: Pietro Frattini



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