Jedwabnem pogrom, l’odio razziale in Polonia

Jedwabnem pogrom, l’altro volto della Polonia

Pogrom è un termine russo che significa “demolire o distruggere con atti violenti".

A seguito dell'attacco portato nel giugno 1941 all'Unione Sovietica, le truppe tedesche si rimpossessarono delle zone che l'Unione Sovietica si era annessa nel 1939 come conseguenza del patto di non aggressione russo-tedesco.

I tedeschi, attraverso la propria propaganda, fomentarono la popolazione polacca ed asserirono che gli ebrei avevano collaborato con i sovietici nei crimini commessi in Polonia prima del loro arrivo.

Il mese successivo, il 10 luglio 1941 gli abitanti di Jedwabne circondarono i loro concittadini ebrei, compresi quelli in visita da paesi vicini e i residenti dei villaggi circostanti come Wizna e Kolno.

Il gruppo venne condotto nella piazza di Jedwabne, dove venne assalito e picchiato. Un gruppo di quaranta o cinquanta ebrei, tra i quali il rabbino della locale comunità, vennero costretti a demolire il monumento dedicato a Lenin, costruito durante l'occupazione sovietica. Questo gruppo venne successivamente ucciso e gettato in una fossa comune insieme ai frammenti del monumento distrutto.

Successivamente - le deposizioni dei testimoni variano da una a diverse ore - la maggior parte degli ebrei rimasti in vita dopo le violente percosse e che ancora si trovavano sulla piazza, vennero rinchiusi in un granaio al quale venne appiccato fuoco; morirono bruciati vivi.

 

Articolo di: Pietro Frattini



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