Il giovedì nero dell’economia Mondiale

Il giovedì nero dell’economia Mondiale

Il 24 ottobre 1929, giorno noto anche con l’emblematico nome di “giovedì nero”, alla Borsa di New York vengono scambiati 13 milioni di titoli e anche nei giorni successivi le vendite continuano incessantemente.

Il “giovedì nero” rappresenta una data simbolica per identificare una crisi economica che ha radici lontane e che si protrarrà per diversi anni.

Milioni di americani hanno perso i loro risparmi e il crollo della Borsa ha trascinato nel baratro l’economia dell’intero paese. Si assiste infatti allo sviluppo di un circolo vizioso: coloro che avevano acquistato beni quali automobili, case o elettrodomestici tramite l’utilizzo di prestiti bancari si trovano sul lastrico, ma d’altro canto le forme di pagamento a rate hanno costituito uno dei fattori trainanti della crescita, in quanto hanno sostenuto la macchina produttiva anche al di sopra delle capacità di assorbimento del mercato.

Il crollo delle possibilità d’acquisto della classe media determina una forte restrizione del mercato, che a sua volta conduce ad una diminuzione della produzione e di conseguenza alla chiusura delle fabbriche e all’aumento della disoccupazione. Milioni di persone perdono il lavoro e la situazione sociale diviene drammatica: si registrano numerosi suicidi per la disperazione di aver perso tutto, mentre la povertà cresce esponenzialmente.

In questo contesto non era raro vedere gesti estremi, dai numerosissimi suicidi a madri disposte a vendere i figli per mancanza di cibo e sostentamento.

 

Articolo di: Pietro Frattini



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