Somalia colonia Italiana del 1889

Somalia colonia Italiana del 1889

Le origini del colonialismo italiano in Somalia sono riconducibili a grandi attività imprenditoriali, il più attivo fu Vincenzo Filonardi il quale intrecciò relazioni commerciali con Zanzibar (sotto il controllo inglese e tedesco).

Filonardi, divenuto console italiano, riuscì ad ottenere dal governo Crispi la creazione di un protettorato italiano sui sultanati di Obbia e Migiurtinia nel 1889.

Lo Stato italiano nel 1893, spinto dalle contestazioni anticolonialiste in patria, decise di lasciare in gestione triennale i territori della Somalia alla Compagnia italiana per la Somalia V. Filonardi e C. con sede centrale delle attività a Mogadiscio.

Attraverso questo contratto l’Italia non avrebbe investito fondi pubblici nella colonia, facendo pagare una tassa a Filonardi per la concessione in esclusiva. Tuttavia, gli scarsi investimenti impedirono uno sviluppo delle relazioni commerciali tale da portare un profitto allo Stato italiano. La colonia passò successivamente in gestione alla Compagnia del Benadir.

Nel 1905 i territori della Somalia meridionale passarono sotto il controllo dello Stato italiano, iniziando un processo che avrebbe portato alla legge del 5 aprile 1908 e alla nascita delle Somalia italiana, nelle scuole si studiava l’Italiano e una intera generazione di Somali parlava fluentemente la nostra lingua.

Nel 1910 il nuovo governatore Giacomo De Martino tentò, nei sei anni di mandato, di rilanciare la colonia. Tuttavia, nonostante alcune riforme istituzionali e la creazione di nuove infrastrutture (la diga di Brava), egli non riuscì pienamente nel suo intento. Oltre alla mancanza di investimenti statali le cause sono da ricercare anche nella scarsità demografica della colonizzazione: dal censimento del 1921 risulta la presenza di appena 674 italiani. La svolta sarebbe arrivata con l’inizio del ventennio fascista.

Nel 1923, ad un anno dalla marcia su Roma, venne inviato in Somalia come governatore Cesare Maria De Vecchi. Reduce della Grande Guerra, cattolico, monarchico e fascista della prima ora, De Vecchi per cinque anni impose alla Somalia una gestione politica direttamente ispirata al programma fascista.

De Vecchi riformò l’amministrazione della colonia, introducendo l’utilizzo della lira e proponendo una nuova politica agraria che rafforzava la componente italiana, a scapito delle popolazioni locali, nel controllo dei terreni.

Nel marzo del 1941 i territori somali furono occupati dalle truppe britanniche che ne detennero il controllo fino al 1949.

In seguito una decisione dell’ONU stabilì che l’Italia avrebbe avuto il controllo della Somalia (in amministrazione fiduciaria) con il compito di traghettare il paese verso l’indipendenza. Seppur con caratteristiche diverse dal precedente, il colonialismo italiano si protrasse, limitato alla Somalia e sottoposto al controllo internazionale, fino al 1960 quando la Somalia ottenne la sua indipendenza.

Articolo di: Pietro Frattini



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