La battaglia di Amba Aradam

La battaglia di Amba Aradam

Era esattamente il 15 febbraio del 1936 quando, durante la guerra d’Etiopia, si combatté la fase decisiva della battaglia di Amba Aradam, ingaggiata dai militari italiani ed etiopi, proprio presso l’omonimo monte.

La battaglia vide la messa in atto di diversi attacchi e contrattacchi delle forze italiane guidate dal maresciallo Pietro Badoglio, contrapposte alle forze etiopi del ras Mulugeta Yeggazu. La vittoria italiana fu schiacciante: le forze abissine sconfitte si dispersero durante la ritirata.

Tutto era iniziato il 3 ottobre del 1935, quando il generale Emilio De Bono avanzò in Etiopia, giungendo dall’Eritrea, senza che fosse stata emanata una dichiarazione di guerra. Quello stesso anno De Bono venne esonerato dal comando e alla guida dell’esercito italiano venne posto Badoglio.

E proprio quest’ultimo, verso la metà di gennaio del ’36, ordinò una mossa decisiva: fece avanzare le proprie truppe con il supporto di carri armati CV33, artiglieria e bombe all’iprite. Il primo attacco all’Amba Aradam fu sferrato il 10 febbraio.

L’esercito era composto da soldati regolari del Regio Esercito e da volontari delle camicie nere, mentre gli ascari formavano la riserva. Per le truppe etiopi che si erano opposte agli italiani non vi fu scampo: per quattro giorni gli aeroplani sganciarono bombe al gas sulle colonne di militari nemici, e come se non bastasse la locale tribù di Azebu Galla si alleò con gli italiani per attaccare gli etiopi in ritirata.

Persino il figlio di Ras Mulugeta, Tadessa Mulugeta, che era comandante della retroguardia durante la battaglia, trovò la morte durante le azioni di retroguardia contro la tribù dei Galla. Proprio i membri della tribù mutilarono il corpo di Tadessa, come ultimo atto di ostilità nei confronti di Ras.

Quest’ultimo decise dunque di recarsi in quel villaggio per vendicare la morte del figlio, ma venne ucciso da una mitragliata aerea ad opera degli italiani.

La confusione che si venne a creare in quell’ultima fase della battaglia, nella quale gli italiani si allearono con tribù locali creando disguidi e difficoltà a capire “chi fosse il nemico”, ha dato origine all’espressione “ambaradan“, che oggi nella nostra lingua è sinonimo di proprio di confusione.

Articolo di: Pietro Frattini



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