Morte di Rommel, la Volpe del Deserto

Morte di Rommel, la Volpe del Deserto

Il 14 ottobre del 1944 il feldmaresciallo tedesco Erwin Rommel è costretto a darsi la morte con il cianuro.

Per gli storici non è una novità ma un documento conferma tutta la verità nel suo orrore: Erwin Rommel, il generale più famoso del III Reich, la leggendaria 'volpe del deserto' che guidò l'Afrikakorps in Africa, fu costretto al suicidio a causa del suo coinvolgimento nel complotto del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944.

La "volpe del deserto", famoso per le sue vittorie nella campagna d'Africa e nella prima guerra mondiale con il grado di tenente a Caporetto (meno noto anche agli Italiani), era una leggenda anche tra le linee nemiche e godeva il rispetto di tutto l'esercito tedesco.

Era stato incaricato di respingere lo sbarco alleato in Normandia, ma non riesce a imporre la propria strategia difensiva a causa degli ostacoli che pone il suo superiore generale von Rundstedt, e dalle incertezze di Hitler.
Sospettato di aver preso parte al fallito attentato a Hitler del 1944, Rommel è vittima della rappresaglia attuata da Bormann.
La Gestapo circonda per giorni la sua casa, fino a costringerlo alla scelta: un suicidio con il veleno oppure un processo con inevitabile coinvolgimento penale per tutti i familiari. Rommel non ha dubbi. E si uccide.

Un protocollo inedito della polizia criminale di Colonia, divulgato dalla Bild, contiene il resoconto agghiacciante di un assassinio di Stato.
Aveva da tempo capito che la guerra era persa e il suo nome venne fuori nella cerchia degli attentatori del 20 luglio 1944, la famosa Operazione Valchiria con cui un gruppo di ufficiali e aristocratici della Wehrmacht guidati dal Colonnello Conte Claus Schenk von Stauffenberg tentarono, per salvare la Germania dalla disfatta, di eliminare Hitler per negoziare la pace.

L'attentato nella Wolfschanze (tana del lupo), il quartier generale di Hitler a Rastenburg, Prussia Orientale (oggi Polonia), fallì. Il Führer riportò lievi ferite, e dopo cominciò la mattanza degli attentatori e collaboratori: 200 gli ufficiali giustiziati ma migliaia le persone messe a morte seguendo il cosiddetto Sippenhaft, l'arresto e condanna per motivi di parentela.
Il nome di Rommel scottava e il regime non voleva scontrarsi con una leggenda. Fu quindi messo davanti a un aut aut: o un tribunale popolare (con processo farsa che lo avrebbe comunque condannato a morte) e conseguente arresto della sua famiglia o inghiottire veleno e salvare il suo onore. Rommel scelse questa strada.

Il 14 ottobre 1944 muore in un'auto a Herrlingen vicino Ulm (Baden-Wuerttemberg) dove abitava, dopo avere inghiottito una fiala di cianuro.

I nazisti non volevano si sapesse la verità. Il medico Friedrich Breiderhoff, all'epoca responsabile dell'ospedale da campo di Ulm, ricevette l'ordine del "Comando supremo dell'esercito", che sul certificato di morte doveva essere scritto decesso per infarto. Il dottor Breiderhoff riceve anche dall'uomo delle SS l'ordine del silenzio.

La messa in scena della morte di Rommel fu completata dai nazisti con funerali di Stato quattro giorni dopo, dove il Feldmarschall fu celebrato da eroe come il "generale del Führer".

Articolo di: Pietro Frattini



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I vostri commenti

  • Sergio Tagliacozzo

    19 Agosto 2018

    Che dire di un grande feldmaresciallo che, capito la fine del nazismo, avrebbe voluto risparmiare altri orrori al genere umano.da ammirare come militare è come uomo.
    Grazie per l'ottimo resoconto

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