La nascita del Pakistan e l'indipendenza dell'India

Indipendenza india

India e Pakistan erano una unica grande colonia Britannica, il movimento anticoloniale ha però portato alla decisione di concedere nel finire del 1946 la piena indipendenza alla sua colonia che porterà all'esodo di più di 17 milioni di persone.

Nel 1946 gli inglesi propongono il cosiddetto piano Mountbatten, che prevede la divisione dell'India in due paesi (India e Pakistan) a seconda della maggioranza religiosa: musulmana o indù.
Secondo Gandhi il piano britannico è mirato a inasprire la già presente situazione di tensione tra le due maggiori comunità religiose dell'India e vi si oppone fermamente proponendo uno stato federale ma il congresso, al contrario di quanto avevano fatto fino a quel momento, non prese in considerazione l'opinione di Gandhi.

La possibile divisione accende focolai di tensione nel paese, tanto che ancor prima che la decisione venga presa, tra il 1946 e il 1947, più di 5 000 persone vengono uccise nelle violenze intercomunitarie.

I membri del Congresso sanno che Gandhi rifiuterà questa divisione e che è impossibile per loro continuare senza il suo accordo, data la popolarità di Gandhi in seno al partito e in tutta l'India. I colleghi più vicini a Gandhi hanno accettato questa divisione e lo stesso Sardar Patel discute con lui per convincerlo. Sarà un Gandhi devastato che dà il suo accordo, per evitare la guerra civile.

Una volta che la proposta britannica è stata accettata iniziano i preparativi per dividere l'India in due diversi stati nazionali indipendenti, entrambi associati al Commonwealth britannico: l'Unione indiana, a maggioranza induista (683 milioni di abitanti), guidata dal leader del partito del Congresso Nerhu, e la Repubblica del Pakistan (occidentale e orientale) a maggioranza islamica (83 milioni di abitanti).

Il giorno dell'indipendenza, il 15 agosto 1947, Gandhi non partecipa alle festività con il resto dell'India, ma si addolorò in solitudine presso la città di Calcutta.
La divisione dell'India provoca l'esodo in massa di circa 17 milioni di persone da uno stato all'altro con violenti scontri tra musulmani e induisti che porteranno a più di 500.000 morti.
Il 1º settembre 1947, a Calcutta, digiuna nel tentativo di bloccare l'ondata di follia e di violenza, riuscendo a fermare le atrocità in quattro giorni: continua poi a impegnarsi per far smettere le violenze imbastendo un dialogo con i dirigenti delle due comunità religiose.

Articolo di: Pietro Frattini



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