La costruzione del Muro di Berlino

Costruzione del primo muro di Berlino

Nella notte fra il 12 e il 13 agosto 1961 (una domenica mattina, perché l'iniziativa risultasse meno traumatica) - per decisione di Walter Ulbricht (1893- 1973), allora leader della DDR (che pure un mese prima aveva sfacciatamente affermato nel corso di una conferenza stampa che «nessuno ha l'intenzione di costruire un Muro») - cominciò la costruzione di un muro attorno ai tre settori occidentali della città: inizialmente esso consisteva di un reticolato di filo spinato, intervallato da blocchi di cemento, che chiudeva tutti i varchi fra i quartieri orientali e quelli occidentali, varchi presidiati da quasi venticinquemila militari in assetto di guerra. Nei giorni seguenti il filo spinato venne progressivamente sostituito da un muro alto quattro metri, con la parete liscia e la sommità ricurva per impedirne lo scavalcamento.

I dirigenti della DDR sostennero che si trattava di «una roccaforte di protezione antifascista », diretta a evitare un'aggressione occidentale e lo sconfinamento a est degli abitanti di Berlino ovest: spiegazione palesemente ridicola, oltre che grottesca, come se mai un cittadino occidentale avesse chiesto rifugio o asilo politico nel settore comunista. La costruzione venne sempre più perfezionata e "migliorata", almeno se ci poniamo nell'ottica comunista, insieme demenziale e criminale: nel giugno 1962 fu costruito un secondo muro all'interno del primo, per rendere sempre più difficile la fuga verso ovest: fu creata in tal modo la "striscia della morte", come fu significativamente chiamato il tratto fra i due muri.

Fra il 1965 e il 1975 furono edificate la "terza" e la "quarta" generazione del Muro, sempre più sofisticate ed elaborate: in definitiva, un muro in cemento armato, alto tre metri e sessanta centimetri, per una lunghezza di 155 chilometri, sorvegliato da 302 torri di guardia e venti bunker, con migliaia e migliaia di cecchini armati. È chiaro che a questo punto la fuga diventava praticamente impossibile: varie fonti indicano tuttavia in oltre duecento i cittadini uccisi dalle guardie fra il 1961 e il 1989. I tentativi di fuga, attuati con tecniche spesso rocambolesche e andati a buon fine, sono relativamente pochi. Tre soli erano i punti di attraversamento del muro, i famosi checkpoint, denominati convenzionalmente Alpha (a Helmstedt), Bravo (a Dreilinden) e Charlie (sulla Friedrichstrasse, il più noto perché situato nel centro della città, e oggi sede del museo che illustra la storia del Muro).

Gli occidentali nulla poterono fare per opporsi all'obbrobrio, cui assistettero impotenti. Anche la famosa visita del presidente John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) a Berlino, il 25 giugno 1963 (nella quale pronunciò l'altrettanto famoso discorso concluso con il grido Ich bin ein Berliner!) fu in sostanza un episodio molto appariscente ma abbastanza velleitario, che fra l'altro suonò come un sostanziale riconoscimento e un'implicita accettazione dello status quo.

Articolo di: Pietro Frattini



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