Martin Luther King a Berlino

Anche qui, dietro al muro grigio di Berlino, Martin Luther King era una leggenda. Solo due mesi prima la segregazione razziale negli Stati Uniti era stata finalmente messa fuori legge, grazie alla sua visione, al suo coraggio e alla sua perseveranza nella lotta per i diritti degli afroamericani. “I have a dream”… Il sogno stava iniziando ad avverarsi.

E la notizia del suo arrivo a Berlino est si diffuse a macchia d’olio, tanto forte e disperato era il bisogno dei cittadini di un uomo che desse loro una speranza, un sogno a cui tenersi aggrappati. Perché una delle conseguenze più tragiche della costruzione del muro era stata proprio questa: la distruzione delle speranze. Leggendo i documenti di allora si ritrovano sempre gli stessi passaggi. Alcuni erano furenti, cercarono di scappare spesso a costo della loro vita. Ma tanti, tantissimi erano disperati e caddero in una forte depressione.

“My dear Christian friends in East-Berlin”… “Qui a Berlino ci sono figli di Dio da tutte due le parti del muro, e nessun confine costruito dalla mano d’uomo potrà mai cancellare questo. … Possiamo lavorare insieme, pregare insieme, impegnarci insieme per la libertà nella sicurezza che un giorno finalmente saremo liberi…”

Alla fine della manifestazione, che fu poi ripetuta alla Sophienkirche per permettere a tutti quelli che avevano dovuto aspettare fuori di ascoltare anche loro, migliaia di persone si misero in fila per ore per abbracciarlo e ringraziarlo.

Due mesi dopo, Martin Luther King ricevette il premio Nobel per la pace. Quattro anni dopo fu assassinato. 

Articolo di: Pietro Frattini



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