La vera storia di Rocky Balboa

La vera storia di Rocky Balboa

È il 24 Marzo 1975 e ci troviamo a Richfield, Ohio.

Su un ring si sta per disputare un curioso incontro di boxe destinato, per vari motivi, a rimanere nella storia dello sport. Da una parte del ring c'è il campione dei campioni Mohammed Alì. Dall'altra, un pugile semisconosciuto che rispondeva al nome di Chuck Wepner. Biondo, coi baffi, alto 1,96 m per 95 kg, Wepner sembrava lo stereotipo del classico pugile americano anni '70. Nato nel New Jersey, si era guadagnato sulla strada il soprannome de “il sanguinolento di Beyonne” per via della facilità con cui si feriva al volto, un pugile di 36 anni che si trascinava da anni in squallidi combattimenti in fumosi boxe club di provincia.

Don King, il manager di Alì, che organizzò l'incontro senza tra l'altro avvertire lo stesso Wepner era un incontro per fare un po' di movimento, niente più, era già concentrato su Ron Lyle, per l'incontro (quello sì, impegnativo) di 2 mesi dopo.

Chuck infatti venne a sapere che era stato selezionato per combattere contro Alì solamente dai giornali ed accettò, non tanto per orgoglio personale, ma quanto poiché Wepner a livello economico era in difficoltà e la paga era allettante.

Nei giorni prima dell'incontro l'opinione comune fu ben rappresentata da un giornalista del Times che scrisse “Sarà come vedere una gara di disegno fra un pittore-artista ed un imbianchino”.

Ma il 24 Marzo 1975 accadde ben altro. Il match inizia e Mohammed Alì inizia a martellare Wepner con una serie di diretti a dir poco potenti. Wepner accenna delle timide reazioni ma, oggettivamente, non c'è match: troppo più veloce Alì, troppo più precisi i suoi colpi. Wepner è stoico e resiste a tutti i tentativi di Alì di buttarlo a tappeto. Poi al nono round succede l' impensabile. Alì, che stava cercando il colpo risolutivo, si lancia sull'avversario sanguinante, ma Wepner lo anticipa e, con un destro al fianco, manda al tappetto Alì.

Il pubblico esplode.

Nessuno ci può credere. Il campione dei campioni, che era andato a tappeto solamente due volte in tutta la sua carriera, era stato ora atterrato da questo pugile semisconosciuto. Wepner, preso dall'euforia corre al suo angolo “L' ho steso, cazzo! L'ho steso!” grida al suo allenattore. Ma la sua felicità dura ben poco. Alì infatti si rialza quasi subito e, più arrabbiato che mai, comincia a martellare Wepner con una furia inaudita. Wepner, stoicamente, resiste e arriva in piedi al quindicesimo ed ultimo round. A venti secondi dalla fine del match Alì colpisce con un sinistro potentissimo Wepner che cade a terra.

Chuck si sta per rialzare ma l'arbitro, impietosito da Wepner, che ormai era una maschera di sangue, dichiara il ko tecnico assegnando così la vittoria ad Alì. Nonostante la sconfitta, Wepner fece una gran figura, riuscendo a resistere quindici round col campione e persino a buttarlo giù.

Alì si recò dopo qualche secondo nell'angolo avversario e, abbracciando Wepner gli disse scherzosamente: «Grazie per il bel match, ma ad uno incavolato come te la rivincita non gliela do»; Wepner (con entrambe le sopracciglia spaccate e sanguinanti) gli sorrise ed Alì lo salutò.

Ciò che però rimase nella storia non fu solo il match in sé, ma anche ciò che ne derivò. Difatti, quella sera, un giovane attore e sceneggiatore squattrinato aveva pagato il biglietto del match coi pochi soldi che gli erano rimasti e, non sapeva neanche lui perché, si era seduto per guardare l'incontro.

Il nome di quel giovane attore era Sylvester Stallone e, dopo essere uscito dal cinema, si chiuse nella sua camera d' albergo e, in meno di una settimana, scrisse la prima stesura di una sceneggiatura che prese il titolo di “ROCKY”. La sceneggiatura fu proposta ad alcuni produttori che ne furono subito elettrizzati.

Affidarono a Stallone il compito di incontrare Chuck Wepner e di comprare i diritti della sua storia. Stallone fece al “sanguinolento di Beyonne” due proposte: settantamila dollari subito o l'un percento degli incassi sul film.

Wepner era al verde, stava affrontando il divorzio dalla moglie e, inoltre, si vociferava che fosse anche caduto nel tunnel della droga. Per cui prese subito i settantamila dollari rinunciando agli incassi sul film. Un anno dopo Stallone era sul palco degli Oscar per un film che aveva guadagnato 225 milioni di dollari e che avrebbe generato ben sei sequel altrettanto, se non più, fortunati in termini di incassi. Wepner attraversò invece un periodo buio in cui entrò ed uscì dal carcere. Questa era dunque la storia del vero Rocky Balboa, Chuck Wepner, il sanguinolento di Beyonne, colui che riuscì nell'impresa titanica di mettere a tappeto il Mohammed Alì in quello storico match del 24 Marzo 1975.

Articolo di: Filippa Marinetti



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