Daniel Day Lewis, tre volte premio Oscar, lavora come apprendista calzolaio a Firenze

Daniel Day Lewis, tre volte premio Oscar, lavora come apprendista calzolaio a Firenze

Stufo della vita da star hollywoodiana, dopo il film ‘The Boxer’ Daniel decise di ritirarsi in uno dei quartieri più poetici del mondo, tanto da gareggiare con Parigi. l’Oltrarno, indirizzo Santo Spirito a Firenze era il settembre 1999.
Ma le macchine fotografiche dei paparazzi non hanno confini e il buon Daniel Day Lewis non trovò pace nemmeno a Firenze. Viveva in costante attenzione mediatica.

La situazione si fece sempre più pesante, fino a quando un giorno tentò una fuga dai giornalisti. Correndo per l’Oltrarno si ritrovò davanti alla vetrina del suo calzolaio preferito: Mario Bremer.

Fece una richiesta che lasciò sbigottiti Stefano, Cristina e Mario: chiese loro di lavorare in bottega per imparare l’arte.

Lavorò gratis. Così iniziò l’apprendistato. «La mattina», racconta Mario, «Daniel arrivava in bici con una bottiglia d’acqua, la camicia a quadri e i jeans».

«Mi colpiva la sua dedizione assoluta al lavoro», dice Cristina. «Aveva una compostezza maniacale, non dava confidenze, e stava in religioso silenzio otto ore al giorno: il primo ad arrivare, l’ultimo ad andare via». In cambio, i Bemer e la gente del quartiere gli offrirono protezione: come la volta che un paparazzo riuscì a fotografarlo seduto al banchino con gli attrezzi in mano, e fu rincorso e quasi picchiato. Più difficile proteggerlo dai famosi.

Quando Madonna si presentò in bottega per portarlo a cena, Daniel che non ne voleva più sapere di quel mondo, fu preso dal panico, e implorò Stefano di invitarlo da lui per offrirgli un alibi.

Non fu semplice neppure per Martin Scorsese: «Ricordo bene», dice Mario, «le due mattinate intere che passò qui, cercando di convincere Daniel a recitare in Gangs Of New York, mentre lui imperterrito smartellava sulle scarpe. Fu Rebecca, la moglie, che alla fine lo persuase.

Fu quello l’addio a Firenze e ai Bemer, che al termine di un pranzo in famiglia, nel luglio del 2000, regalarono all’attore la cassetta degli attrezzi e le chiavi della bottega. «Gli dicemmo: questa è casa tua. E lui scoppiò a piangere», ricorda Cristina. «Oggi vorrei dirgli: Daniel, vieni a prendere l’ultimo paio di scarpe che hai costruito. Sono pronte da più di dieci anni.

“Una sera a Firenze, Sting bruciava di impazienza. Il suo amico Daniel Day-Lewis non voleva staccare dal suo nuovo mestiere di calzolaio. Seduto nella bottega del maestro Stefano Bemer, nel cuore di Firenze, Sting aveva fretta: fra poco sarebbe cominciato il suo concerto e Daniel era invitato. Niente da fare: il premio Oscar disse che lui alla chiusura doveva spazzare il pavimento, e che non si sarebbe mosso prima di averlo fatto. Il risultato? Sting cominciò il concerto in ritardo e per i giornali fu un inconveniente “tecnico”.

Articolo di: Filippa Marinetti



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