Pantani, il mistero della morte

Pantani, il mistero della morte

Il 14 febbraio 2004 Marco Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini. L’autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un’overdose di cocaina autoindotta.

Tutto però inizia 5 anni prima, protagonista del Giro d’Italia che con pochi dubbi sarebbe andato a vincere, il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, alle ore 10,10 di mattina, vennero resi pubblici i risultati dei controlli anti-doping svolti poco prima: in tali test era stata riscontrata, nel sangue di Pantani, una concentrazione di globuli rossi superiore al consentito.

Il valore di ematocrito rilevato al cesenate fu infatti del 52% contro il limite del 50% consentito dal regolamento. Il Pirata venne di conseguenza sospeso per 15 giorni, il che comportava l’esclusione immediata dalla “Corsa rosa”.

Quel giorno, il 5 giugno del ‘99, lui disse: «Sono caduto tante volte e mi sono sempre rialzato. Ma questa volta non so se ci riesco. E’ troppo brutto quello che mi hanno fatto».

A distanza di anni una clamorosa intercettazione telefoniche, che vede come protagonista della telefonata un amico ed ex compagno di cella di Vallanzasca: "Pantani non c'entra nulla, fu organizzato tutto dalla Camorra perché non volevano che vincesse, c'erano troppi soldi scommessi su di lui e l'hanno fatto fuori", e continua:"Le provette furono truccate, è così che riuscirono a farlo escludere dal Giro d'Italia".

A queste intercettazione si aggiungono i tanti dubbi sul luogo del decesso che fanno pensare piuttosto a un omicidio. 

Tra le tante incongruenze spicca la testimonianza riportata negli atti dell’ultima telefonata di Pantani fatta alla portineria dell’albergo:

"Verso le ore 10,30 (del 14 febbraio 2004) - dichiara la donna alla polizia - ricevevo dall'appartamento del Pantani una chiamata, lui mi chiedeva con tono irritato di salire immediatamente al suo appartamento in quanto vi erano delle persone che gli davano fastidio. Salivo immediatamente per le scale, ma non notavo nessuno nel corridoio e non udivo rumori di alcun tipo. Contestualmente a me, arrivava anche la signora che effettua le pulizie nelle camere, la quale mi riferiva di aver bussato, pochi attimi prima, alla porta del D5 ma che dall'interno nessuno le rispondeva. Provavo quindi anch'io a bussare, dicendogli chi ero, cercavo di farmi aprire, ma inutilmente, lui non rispondeva". "A questo punto - prosegue la testimone - andavo nell'appartamento vuoto vicino e lo chiamavo al telefono chiedendogli cosa stesse succedendo. Il Pantani mi rispondeva, con tono nervoso e modo alquanto scostante, che c'erano delle persone che gli davano fastidio. Gli chiedevo prontamente, preoccupata per il tono della sua voce e vista la telefonata precedente, se stava male oppure se potevo fare qualcosa, ma lui con tono più dolce mi rispondeva che, se volevo, potevo chiamare i carabinieri, altrimenti era lo stesso. E chiudeva la telefonata". Verso le ore 12.30 la donna parla al telefono con il titolare e lo aggiorna. La donna poi conclude il suo turno di lavoro. Secondo il referto del medico legale l’ora della morte è tra le 11:30 e le 12:30.

“Io mi sono promessa una cosa: non mi devo ammalare, non mi posso ammalare, perché io devo arrivare alla verità”, dice mamma Tonina. “Non voglio vendetta, voglio giustizia”.

Articolo di: Pietro Frattini



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