Roma città aperta, come nasce un capolavoro del cinema

Roma città aperta, come nasce un capolavoro del cinema

Sergio Amidei, lo sceneggiatoreè in cerca di denaro e lavoro nel campo del cinema con i suoi amici, Federico Fellini fa il disegnatore – caricaturista, pur aspirando a fare lo sceneggiatore mentre Rossellini aveva iniziato un paio di anni prima a girare documentari come regista.

Racimolati i soldi necessari, almeno a iniziare le riprese, rivolgendosi a speculatori, commercianti, contesse amiche di Rossellini e perfino un pastore di pecore, i tre amici, Rossellini, Amidei e Fellini completano il copione quasi casualmente nella cucina mal riscaldata di uno dei tre e riescono a convincere Aldo Fabrizi e Anna Magnani, una coppia artistica che ha già al suo attivo due film di successo e una vasta esperienza nella rivista di avanspettacolo, a partecipare alle riprese anche se con budget limitato.

La guerra è appena terminata, c’è ancora il coprifuoco e la lavorazione del film procede tra mille imprevisti: è difficile reperire il cibo come la pellicola, le scene si possono girare una volta sola e ogni tanto le riprese si fermano del tutto per dare la possibilità a Rossellini di reperire altri fondi. 

Un giorno Massimo Serato, famoso attore che due anni prima aveva abbandonato la Magnani quando era incinta del loro figlio, passa sul set senza salutarla.

La Magnani, accortasi di Serato, uscì dal set e iniziò ad inseguire la macchina mentre dalla gola le uscirono le invettive più violente, gli insulti più feroci: «Frocio, magnaccio, disgraziato...». Era inutile, Massimo era ormai lontano, i fanalini della sua automobile quasi non si vedevano più e la Magnani, nell’impeto della corsa, cadde a terra.

Il passo lento e strascicato, Anna tornò verso il camerino mentre la troupe voltava la faccia, nell'ingenuo tentativo di farle credere che nessuno l'aveva notata.

Amidei, che stava seduto su una pedanina di legno, si alzò e andò da Rossellini. «Senti Roberto, m'è venuta un'idea. La scena che dobbiamo girare la settimana prossima, quella in cui Anna viene uccisa dai tedeschi, m'è sempre sembrata un po' fiacca, un po' smorta. Lei in mezzo alla folla, il mitra che la punta solo per caso... è debole. Non è meglio se Anna la facciamo correre come una disperata dietro il camion tedesco che le porta via il marito? Vediamo questa corsa folle, ingenua, ma coraggiosa, in cui c'è tutto, la disperazione, la ribellione... e poi una raffica e tutto è finito». Rossellini ci pensò un po': «E' un'idea. Ma com'è che t'è venuta solo adesso?». Amidei si accese una sigaretta: «Stavo seduto là dietro a tirare il fiato, ho visto la Magnani... Ma poi che ti frega come mi vengono le idee?».   

Così, casualmente, nasce una delle scene più famose del cinema Italiano.

La scena appare così realistica che Anna si immedesima fino in fondo, si getta per terra disperata e si ferisce. Soffre davvero, come se le avessero strappato il marito, rivive la guerra. E come sempre, è buona la prima.

Articolo di: Filippa Marinetti



Personaggi citati nell'articolo

Stiamo inviando il tuo commento.

Lascia un commento

Cliccando sul pulsante potrai accedere alla pagina di Facebook de IL MEMORIALE e commentare l'articolo.