Muore Ayrton Senna

Muore Ayrton Senna

Alle 18:40 di domenica 1 maggio 1994 la dottoressa Maria Teresa Fiandri, allora primario del reparto di rianimazione e del 118 dell’Ospedale Maggiore di Bologna, annunciò in diretta televisiva: «Alle 18:40 il cuore di Senna ha smesso di battere, e quindi Senna è morto alle ore 18:40».

Al sesto giro Senna segnò un giro veloce e sembrò poter distanziare la Benetton di Schumacher, che lo seguiva in seconda posizione. Alle 14:17, nel corso del settimo giro, la Williams di Senna tirò diritto mentre si trovava in piena velocità all’inizio della curva del Tamburello, una curva che solitamente si affrontava “in pieno”, senza alzare il piede dall’acceleratore. Si schiantò contro il muro, alla fine di un tratto in cui si raggiunge una velocità di 300 chilometri orari. La gara fu immediatamente interrotta.

È stato calcolato che – nello spazio e nel tempo ridottissimi prima dell’impatto – Senna cercò di arrestare la macchina frenando e decelerando bruscamente, e che riuscì a ridurne la velocità di un centinaio di chilometri orari. L’impatto fu comunque violentissimo e quasi frontale, e la macchina rimbalzò fermandosi vicino alla pista, semidistrutta ma con la cellula di sicurezza sostanzialmente integra. Durante la diretta le riprese televisive della macchina, ormai ferma, mostrarono il casco di Senna muoversi leggermente e poi non più.

Un lungo processo, durato dal 1997 al 2005, stabilì che a causare l’incidente fu la rottura del piantone dello sterzo, ma ancora oggi le responsabilità e le cause dell’incidente sono oggetto di interminabili discussioni tra chi condivide la conclusione a cui arrivò il processo e chi invece sostiene che il piantone dello sterzo si sia rotto solo in seguito all’impatto. Frank Williams, fondatore e manager della squadra, e il progettista Adrian Newey furono assolti dall’accusa di omicidio colposo, mentre il direttore tecnico Patrick Head fu ritenuto colpevole di alcune modifiche alla macchina ritenute “male progettate e male eseguite” (il reato era comunque caduto in prescrizione). Come molti commentatori spesso ricordano, prima del Gran Premio di San Marino il piantone dello sterzo fu leggermente limato dagli ingegneri della Williams per soddisfare la richiesta di Senna di ottenere più spazio all’interno dell’abitacolo.

Si calcola che all’atterraggio della salma a San Paolo circa cinque milioni di persone si siano accalcate lungo la tangenziale che collega l’aeroporto di San Paolo al centro della città. Furono proclamati tre giorni di lutto nazionale e annunciati i funerali di stato, che si tennero giovedì 5 maggio a San Paolo. Su richieste dei familiari di Senna, la bara fu trasportata dai suoi molti amici e avversari piloti, tra cui anche Alain Prost, il suo più grande avversario, e Gerhard Berger, suo ex compagno di squadra e uno dei piloti a cui Senna fu più affezionato.

Articolo di: Pietro Frattini



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