Intervista a Totò di Maurizio Costanzo

Intervista a Totò di Maurizio Costanzo

Un’intervista a Totò da parte di un giovanissimo Maurizio Costanzo nel 1959, il grande attore che da anni soffriva di gravi problemi alla vista che lo hanno è reso quasi totalmente cieco:

« Si era, qualche tempo addietro, diffusa la voce che Totò si sarebbe recato in America per interpretare un film. Ne abbiamo chiesto conferma all’attore il quale, in tutta risposta, ci ha fornito questo divertente decalogo : « Non andrò in America. Non sono stato scritturato ad Hollywood per interpretarvi un film. Ragion per cui non potrò fare un film con Marilyn Monroe. Kruscev non mi ha invitato a Mosca. Nè, tampoco, Tito in Jugoslavia. Non vado mai ai festivals del cinema. Per tutti i festivals della canzone di Napoli e di Sanremo sono stato scartato in partenza. Non mi ha richiesto un celebre regista americano per affidarmi una parte molto impegnativa. Non ricevo mille lettere al giorno, ma soltanto dieci delle quali cinque sincere. Organizzerò l’Oscar del "Mento d’oro” e mi premierò rego larmente ogni anno ».

In queste brevi ed incisive frasi c’è tutto Totò, tutta la sua bonomia e tutta la sua amarezza. I suoi film, dal '48 al '56, hanno incassato venticinque miliardi, non c’è italiano che non conosca le sue macchiette, o che, almeno una volta, non si sia dimenato dal ridere sulla poltrona di un cinema vedendolo in uno dei mille personaggi.

Nessuno, abbia mo detto: eppure no, sicuramente qualche dirigente della televisione non sa chi è Totò se è vero che mai l’attore è stato invitato a recitare o a fare qualche macchietta davanti alle telecamere. E pensare che la sua mimica facciale ci sembra la più tagliata per il mezzo televisivo.

Ma queste, come dice Totò, sono « quisquilie ». Le vere, le grandi soddisfazioni gliele ha date il suo pubblico, quel pubblico che, appena venuto a conoscenza della infermità che lo aveva colpito, ha riempito la sua casa di lettere, di auguri, di sincere espressioni di alletto. Ben sessanta persone hanno offerto i loro occhi all’attore e Totò vuol ringraziare tutti anche se, per fortuna, non c’è bisogno di operazioni. Vuol ringraziare anche quel suo compaesano sconosciuto che si è recato a Pompei per chiedere alla Madonna una grazia, una grazia di pronta guarigione per quell’attore che da tanti anni gli fa trascorrere due ore in serenità.

Quando a Totò hanno letto queste lettere; quando ha saputo di quel vecchio attore del cinema. Scotti, che aveva spontaneamente offerto un suo occhio per il collega; quando ha sentito intorno a sè l’affetto di tante persone sconosciute, si è commosso ed ha giurato che tornerà davanti alla macchina da presa soltanto per questo pubblico, per il suo pubblico che vale assai di più delle critiche, degli Oscar, delle invidie. « Solamente in questa occasione — ha detto — ho capito che tanti anni di miseria, che tanti viaggi in terza classe perchè non c’era la quarta, che tante ore trascorse in palcoscenico o sotto gli accecanti riflettori, che tanti sacrifici, hanno servito a qualcosa ed è di questo qualcosa che io sono grato al mio pubblico ».

Da una finestra del palazzo di fronte una bambina di cinque o sei anni, guarda attonita e felice l’attore. « Ciao Totò! — gli grida ad un tratto — auguri! ». Totò si leva gli occhiali scuri, cerca di distinguere l’ombra della sua piccola ammiratrice e risponde al saluto. E’ contento: anche lei gli vuol bene.»

Maurizio Costanzo ("Sorrisi e Canzoni TV", 16 agosto 1959)

Articolo di: Filippa Marinetti



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