Buon compleanno Larry Bird

Buon compleanno Larry Bird

French Lick, Indiana, nell'agricolo Midwest che "vive" di tanto lavoro e pochi svaghi, come l'irrefrenabile passione per il basket: è qui che nasce il 7 Dicembre 1956 Larry Bird, un angelo biondo, magrissimo, che è attirato dalla palla a spicchi e per quella ragione decide che passare le ore a tirare, tirare e ancora tirare nel canestro del cortile, possa essere un buon viatico per provare a diventare un giocatore.

Il miglior modo per distrarsi da una vita famigliare tremenda col padre suicida quando lui ha appena cominciato il licelo. Riuscirà nel suo intento e sarà un lampo nel grigiore della NBA di fine anni '70. Una NBA con pochissimo appeal, pochi personaggi, per nulla commerciale. Una NBA in netta difficoltà che nelle 10 partite più viste in tv dell'anno, compare una sola volta, le altre 9 sono di college basketball.

E' una manna dal cielo, quello che tutti stavano aspettando. E sperando. E' sorprendentemente l'antagonista del fenomeno designato e già famoso in tutta l'America, Magic Johnson.

La loro rivalità diventa la sceneggiatura perfetta per rilanciare il prodotto NBA a livello mondiale. Larry e Magic hanno preso per mano una lega allo sbando e l'hanno portata nelle case di tutto il mondo per poi consegnarla a Michael Jordan qualche anno dopo.
Il primo capitolo della loro rivalità è durante la finale NCAA del 1979. Vince Magic, Michigan State era più forte e più blasonata.

Indiana State era un college con zero storia cestistica trascinata da Bird alla prima, e finora unica, Final Four della storia. Larry Bird sarà un giocatore che non si era mai visto prima. 3 titoli, 3 volte MVP, un numero imprecisato di partite che ha deciso di vincere a fil di sirena, 3 volte vincitore della gara del tiro da 3 punti all'All Star Game, una delle quali senza neanche togliersi la "giacchetta" di Boston tanto era superiore a tutti. "Oggi chi arriva secondo?" chiedeva agli avversari prima di ogni edizione. Forte, fenomeno, un campione.

Con la lingua lunga, lunghissima.
- durante una trasferta a Dallas, Bird umiliò i Mavs anticipando cosa avrebbe fatto nell'azione successiva, “Avete capito? Starò esattamente qui. Non mi sposterò. Mi passeranno la palla e il prossimo rumore che sentirete sarà quello del pallone che entra nella retina”. Mise quella bomba, si girò verso la panchina avversaria e fece l'occhiolino.
- match contro i Bulls. Ben Poquette difende su di lui. Neanche Ben Poquette sapeva chi fosse Ben Poquette... Anche Larry Bird lo pensò, e all'intervallo, quando aveva già segnato 33 punti, guardò il coach di Chicago Doug Collins e gli disse, “Ben Poquette? Mi stai prendendo per il c...?”
- Bill Walton racconta “Eravamo alla fine di un viaggio in trasferta, non avevamo perso nemmeno una partita e Larry era stato fenomenale. Alla vigilia dell’ultima partita a Portland, annunciò che avrebbe giocato solo con la sinistra per almeno tre quarti. La notte seguente, dopo i primi 36 minuti di gioco, aveva già segnato 27 punti contro il povero Jerome Kersey”. Chiuse il match con 47 punti, 14 rimbalzi e 11 assist, segnando sia il canestro per i supplementari che quello della vittoria.
- Frank Layden, coach degli Utah Jazz: “Mi ricordo di una volta in cui Larry stava facendo canestro ogni singola volta che usciva dai blocchi. Ad un certo punto si avvicina alla panchina e mi chiede se seduto al mio fianco c’è qualche giocatore in grado di marcarlo, perché nessuno di quelli in campo ci riusciva. Mi girai a guardare la mia panchina e gli risposi sinceramente di no”.
- prima di uno dei tanti Boston-Lakers, Magic era seduto in borghese perché infortunato. Bird gli si avvicinò e gli disse "Ehi Magic, mi dispiace che tu sia infortunato. Però sei fortunato, puoi startene lì seduto a goderti il mio spettacolo". Durante la partita, dopo ogni canestro, si girava a guardare Magic.
- Danny Ainge racconta che prima di ogni partita in trasferta, mentre era sul lettino per farsi fasciare, gli chiedeva sempre: "Ehi Danny, per piacere, vai a controllare qual è il record di punti segnato da un giocatore su questo campo. Grazie".
- Xavier McDaniel giocava a Seattle e stava difendendo su Bird quando Larry gli spiegò prima di un time out, “Dopo io riceverò la palla proprio qui e ti segnerò in faccia.” In uscita dal time out Bird ricevette il passaggio, trovò il punto esatto che aveva indicato a McDaniel e segnò. “Non intendevo lasciarvi due secondi sul cronometro, maledizione” disse a McDaniel dopo il canestro.

Una schiena di cristallo, le ultime stagioni passate a fare ore ed ore di fisioterapia per giocare qualche partita punturato, il suo riscaldamento diverso dagli altri che mentre tiravano, correvano e facevano la ruota, lui era sdraiato a fondo campo a fare stretching. Una carriera forse un po' troppo breve a causa di un fisico soggetto agli infortuni. Ma il contributo che ha dato al basket è qualcosa che anche i più giovani di oggi devono conoscere, ammirare e tramandare. Talento nella testa perché vedeva il gioco un attimo prima di tutti. Talento nelle mani per come tirava (con entrambe le mani), per come la passava. Talento nel gioco. Poteva giocare in tutti i ruoli, aveva un campionario di movimenti in post basso da far impallidire qualunque centro. Era soprattutto un vincente. Uno di quei "talenti" riservato a pochi giocatori che ti proiettano direttamente nella storia.

Buon compleanno Larry Bird.

Articolo di: Filippa Marinetti



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