La storia di Geordie

La storia di Geordie

La cosa che fa più rabbia è che il più forte giocatore britannico di tutti i tempi era anche uno dei più grandi giocatori alcolizzati di tutti i tempi. Sembra che la natura avesse voluto dargli e poi toglierli tutto, burlandosi di lui.

George Best muore il 25 Novembre 2005 per le conseguenze dell’alcolismo ma la sua storia è leggenda.

“Credo di averti trovato un genio!” scrisse con un telegramma Bob Bishop a sir Matt Busby dopo averlo visto giocare. Da lì l’approdo a Manchester: esordisce a 17 anni, e a 19 ha già la sua consacrazione quando al “Da Luz” di Lisbona, nei quarti di finale della Coppa Campioni, segna una fantastica doppietta al Benfica di Eusebio, che nei cinque anni precedenti era arrivato per quattro volte alla finale della competizione.

La stagione della storia è però sicuramente quella 1967-68.

Lo United vince la Coppa Campioni, la prima della sua storia e di quella del calcio inglese, trascinato proprio da un Geordie pazzesco che elimina praticamente da solo il leggendario Real Madrid in semifinale, decidendo anche la finale con una rete formidabile ai tempi supplementari, ancora una volta contro il Benfica. Nello stesso anno si aggiudica anche il Pallone d’Oro.

A soli 22 anni ha già raggiunto l’apice.

“Quinto Beatle”, “Geordie”, “Belfast boy”, i soprannomi fioccano, così come la popolarità, soprattutto nelle fan.

”Che cosa ci posso fare se mi saltano addosso? Sono stato con almeno duemila donne senza doverle sedurre, mi bastava dire ‘Ciao, sono Best del Manchester United“.

La sua fama è oramai planetaria, tutti parlano di lui e in molti provano ad emularlo sia in campo che fuori.

Da lì in poi però, inizia un lento e inesorabile declino.

I Red Devils non raggiungono più i livelli degli anni passati e George diventa sempre più indisponente. Non si presenta agli allenamenti, frequenta Night club, si rende protagonista di innumerevoli flirt extra coniugali, arrivando così ad essere ufficialmente escluso dall’allenatore Docherty, stanco delle sue bravate. Quell’anno senza Best, il Manchester United retrocede tristemente in second division.

Poco più che ventottenne, Best è già un giocatore ai titoli di coda.

La sua vita fu piena di sue frasi celebri e aneddoti, uno di questi mostrò forse al Mondo tutta la sua fragilità. “Sento spesso raccontare di quella volta in cui un cameriere mi consegnò dello champagne nella mia stanza, dove me ne stavo a letto con Mary Stavin e diverse migliaia di sterline vinte alle scommesse, e mi chiese: ‘Quand’è che le cose hanno iniziato ad andarti male, George?’ Anch’io ho raccontato questa storia più di una volta ed è sempre stata seguita da grasse risate. Ovviamente, tutto andò storto da quando andò male con ciò che amavo di più al mondo, il calcio: allora il resto della mia vita si sgretolò. Quando il calcio era importante e io giocavo bene, non vedevo l’ora di alzarmi la mattina: era la mia unica ragione di vita. Quando ho smesso non c’era più nessun motivo che mi buttasse giù dal letto e che mi facesse smettere di bere. L’alcool era l’unico avversario che non ero riuscito a battere…”

Ci lascerà il 25 Novembre del 2005, a 59 anni, proprio a causa di un’infezione epatica dovuta al suo alcolismo. Cinque giorni prima si congedò al pubblico per l’ultima volta lasciando un messaggio, che lui stesso pregò fosse pubblicato: ”Don’t die like me”, “Non morite come me”.

Articolo di: Pietro Frattini



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