L’unica donna al Giro d’Italia

L’unica donna al Giro d’Italia

La dodicesima edizione del Giro d’Italia 1924 si svolse in dodici tappe, dal 10 maggio al 1º giugno 1924, per un percorso totale di 3613 km.

Alla vittoria dell’italiano Giuseppe Enrici, si aggiunse un evento straordinario, per la sua unicità: alla corsa partecipò l’unica donna che, nella storia del Giro, abbia mai gareggiato contro i colleghi uomini: Alfonsina Strada, partita con il numero 72.

Alfonsina era nata a Riolo di Castelfranco Emilia, nel modenese, nel 1891, terza di nove figli, e, già nel 1907, esordiva in pista, con la bicicletta del padre contadino.

Tuttavia, nel piccolo paese, questa passione era mal vista, le chiacchiere si rincorrevano, la famiglia si oppose alla volontà della giovane e decise che era il momento di placare ogni velleità: ecco allora il matrimonio, a 24 anni.

Il marito, il cesellatore Luigi Strada, era un uomo intelligente, moderno, aperto, senza pregiudizi, che, anziché ostacolare la giovane moglie, l’appoggiò totalmente. Basti ricordare che il suo dono di nozze fu una bicicletta nuova fiammante, con i manubri ricurvi all’indietro per gareggiare; l’anno successivo la coppia si trasferì a Milano e Alfonsina cominciò ad allenarsi regolarmente sotto la guida del marito.

Nel 1924, Emilio Colombo, direttore della “Gazzetta dello sport”, ammise Alfonsina al Giro d’Italia.

Fu un successo che Alfonsina consolidò durante la gara, non tanto per i risultati ottenuti, quanto per aver saputo dimostrare che anche le donne potevano compiere la grande fatica del Giro (e non solo). Partì con la sua bicicletta da uomo, con i suoi calzoni alla zuava, e, donna, prima ancora che atleta, riuscì ad arrivare fino a Napoli. Nella tappa L’Aquila-Perugia, per la pioggia e il forte vento, Alfonsina arrivò fuori tempo massimo e fu messa fuori gara. Ma Emilio Colombo, che aveva capito la curiosità del pubblico per la prima ciclista della storia e che la stimava profondamente, le consentì di seguire la corsa pagandole, personalmente, alloggio e massaggiatore.

Dei novanta partiti a Milano, solo in trenta completarono la corsa, e fra essi, figurò Alfonsina Morini Strada.

Il maschilismo imperante le impedì di partecipare al Giro negli anni successivi, ma la ciclista emiliana si tolse lo stesso delle soddisfazioni: vinse ben 36 corse contro colleghi maschi e conquistò la stima di numerosi campioni del ciclismo, tra cui Costante Girardengo.

Morì nel 1959, a 68 anni, sulla tomba di Alfonsina, a Cusano Milanino, una bicicletta di bronzo ricorda la passione di una vita intera.

Malgrado fosse lei la “bellezza in bicicletta” del Trio Lescano degli anni ’50, l’Italia e il mondo sportivo l’avevano e l’hanno dimenticata in fretta.

«Ma dove vai, bellezza in bicicletta.

Così di fretta, pedalando con ardor.

Le gambe snelle, tornite belle.

Ma non ho messo la passione dentro il cuor.»

Articolo di: Pietro Frattini



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