90 minuti di terrore

E' il 22 giugno del 1974, campionato del mondo di calcio e al Parkstadion di Gelsenkirchen si sta giocando l’ultima partita del girone 2 tra i campioni in carica del Brasile e lo Zaire, già eliminato.

Il punteggio è sul 3-0 e all'85 minuto í brasiliano possono  beneficiare di un pericoloso calcio di punizione. Sul pallone c’è Rivelino, che qualche minuto prima aveva fulminato il portiere avversario con un violento sinistro. Mentre il numero 10 verdeoro si sta consultando con i suoi compagni, lo zairese Joseph Mwepu Ilunga prende la decisione che lo consegnerà alla storia.

Lascia la barriera e con ampie falcate raggiunge il pallone, calciandolo a decine di metri di distanza, i brasiliani risero e così fece il resto del mondo per molti anni, almeno fino a quando Mwepu e i suoi compagni decisero di parlare.

Nel periodo trascorso tra la partita con la Jugoslavia e quella con il Brasile i giocatori dello Zaire hanno ricevuto un chiaro messaggio da Mobutu: se perderete più di 3-0 con il Brasile al ritorno a casa troverete le vostre tombe.

Solo nel 2002 alla Bbc Mwepu racconterà la verità: «Dopo la prima sconfitta venimmo a sapere che non saremmo mai stati pagati e quando perdemmo 9-0 con la Jugoslavia gli uomini di Mobutu ci vennero a minacciare. Se avessimo perso con più di tre gol di scarto col Brasile, ci dissero, nessuno di noi sarebbe tornato a casa. Mobutu ci aveva minacciato di morte, eravamo già sul 3-0, fui preso dal panico e calciai il pallone lontano. I brasiliani ridevano, ma non capivano cosa io provassi in quel momento».

Articolo di: Pietro Frattini



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