Santorio e la fisiologia moderna

Santorio e la fisiologia moderna

A lui è generalmente attribuita l'invenzione del termometro: sicuramente fu il primo medico della storia a utilizzarlo sui malati, allo scopo di misurare loro la febbre. Intuì e fu il primo a misurare la perdita di liquidi dal corpo attraverso la traspirazione. Inventò il tachimetro e rifiutò radicalmente l’applicazione dell’astrologia in medicina. Non a caso Santorio Santorio è considerato il padre della moderna fisiologia, e diversi strumenti che lui studiò e mise a punto tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento sono tutt'ora in utilizzo.

 Oltre a questo, fu un filosofo e uno sperimentatore – in particolare dello studio della struttura della materia – arrivando ad anticipare le ricerche di Cartesio e Galileo: di quest'ultimo in particolare precedette gli esperimenti sui pendoli, adattandoli alla pratica medica. Ma a Venezia fu anche molto amico di Paolo Sarpi e Giovanfrancesco Sagredo, che a Galileo fu molto vicino.

Nato a Capodistria il 29 marzo 1561, da Antonio Santorio, originario di Spilimbergo, e dalla capodistriana Elisabetta Cordonia, si trasferì presto a Venezia con il fratello Isidoro (il padre era sopramassaro delle munizioni per la Serenissima) lasciando a Capodistria le sorelle Piana e Franceschina, che si sposarono e trascorsero lì la loro vita. Studiò assieme ad Andrea Morosini (dalla cui famiglia i Santorio godevano di stima e protezione) e ricevette un’ottima educazione umanistica. Approdò all’Università di Padova nel 1575 per studiare filosofia e medicina, laureandosi nel 1582. Tra i compagni del periodo padovano con i quali strinse amicizia duratura vi fu Nicolò Contarini, destinato a diventare doge nel 1630.

Per diversi anni, fino al 1599, esercitò la professione medica tra Croazia, Ungheria e – forse – Polonia. Fu in questo periodo che iniziò a interessarsi di sperimentazione fisiologica, ma fu solo una volta tornato a Venezia che il suo talento esplose: nel 1611 fu nominato professore di Medicina Teorica a Padova. Qui quantificò per primo la “perspiratio insensibilis”, ovvero la perdita di liquidi dal corpo attraverso la traspirazione, e introdusse in medicina l'uso del termometro clinico, che egli stesso ideò. Inventò anche altri strumenti (il pulsilogio per la misurazione del polso, l'igrometro, il "letto artificioso", l'"eolopila medica", il "termometro lunare") volti tutti a determinare con esattezza matematica i parametri vitali umani. Ne nacquero anche opere celebri come il “De statica medicina”, del 1614, una copia del quale appartenne anche a Galileo.

A Venezia frequentò il gruppo di patrizi intellettuali fieramente anticuriali che faceva riferimento a fra Paolo Sarpi, e che si resero protagonisti nella gestione dell'interdetto del 1606. Fu proprio lui, in qualità di medico del convento dei Serviti, a prestare le prime cure a Sarpi, ferito a stilettate sul ponte di Santa Fosca da sicari mandati da Roma, il 5 ottobre 1607. Lo assistette anche nelle fasi finali della sua malattia, nel 1623. Nel 1616 fu chiamato a presiedere il Collegio istituito dal Senato della Serenissima allo scopo di conferire la laurea a quanti non fossero di fede cattolica (come i protestanti e gli ebrei).

Ma entro breve il clima politico cambiò e la componente filocuriale prese più spazio: Santorio fu accusato di scarsa diligenza nell’insegnamento universitario, accusa dalla quale fu assolto nel febbraio 1624; quello stesso anno dovette però rinunciare alla cattedra (mantenendo però lo stipendio), e si ritirò a vita privata a Venezia, dove abitò in parrocchia a San Marcuola e continuò a esercitare con autorevolezza la professione medica. Nell’agosto del 1630 fu consultato dal Senato della Serenissima sui primi segnali di contagio: in accordo con la maggioranza dei medici interpellati, espresse il suo parere negativo rispetto che quella in atto potesse considerarsi una “vera pestilenza”. I fatti lo smentirono in maniera clamorosa e tragica. Sopravvisse al morbo e si spense il città sei anni più tardi, il 22 febbraio 1636. Fu sepolto nel portico della chiesa dei Servi, oggi non più esistente.

Articolo di: Filippa Marinetti



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