La banalità del male, l’esperimento di Milgram

La banalità del male, l’esperimento di Milgram

Hannah Arendt sottolineò con profonda lucidità: Eichmann era uno sfigato, non incarnava il volto del demonio, del male. Eichmann era, piuttosto, “chiunque”. E “chiunque” poteva perciò, al contrario delle aspettative, incarnare il male.

Adolf Eichmann, funzionario dell’ormai defunto Terzo Reich e uno dei responsabili dello sterminio degli ebrei era un’uomo qualunque.

Il Dr. Stanley Milgram, ricercatore presso il Dipartimento di Relazioni Sociali di Yale, non accettava l’idea della banalità del male, voleva sperare che quelli fossero mostri non per il contesto o per ordini ricevuti, ma per la loro indole.

Scrisse un falso annuncio sul giornale  di un esperimento sulla memoria e i processi di apprendimento. Chiunque avesse avuto intenzione di partecipare, poi, sarebbe stato anche ricompensato con 4 dollari all'ora. All’appello si presentano 40 uomini tra i 20 e i 50 anni. Lo schema dei partecipanti era semplice: un esaminatore (lo scienziato, che in questo senso incarna l’autorità), un insegnante (la cavia ignara del complotto, e che quindi è il surrogato degli ufficiali nazisti) e un allievo (il complice). La cavia avrebbe dovuto comunicare all’allievo una serie di combinazioni di parole — che l’altro avrebbe presumibilmente dovuto imparare. Quando l’allievo sbagliava, arrivava una scarica elettrica sempre più intensa. Si partiva dai 15 V, “scossa leggera”, ai 450 V, “scossa molto pericolosa”.

L’esaminatore, nel frattempo, incitava le cavie, le persuadeva con frasi tipo: “l’esperimento richiede che lei continui”, “non ha scelta, deve proseguire”. Ad ogni risposta sbagliata, dunque, una bella scarica elettrica, alla quale corrispondevano atroci urla e convulsioni da parte dell’allievo — il quale, però, essendo complice, un attore, non riceveva alcuna scarica. Era una farsa: agli attori era stato chiesto di simulare il dolore, implorare pietà, supplicare.

Il risultato fu che più di due terzi degli esaminati — incuranti degli svenimenti degli allievi, delle proteste e delle lamentale, non si fecero troppi problemi a somministrare anche le scariche da 450 V. I soggetti, informati solo a quel punto del fatto che l’esperimento fosse un inganno, diedero la possibilità a Milgram di scrivere, anni dopo, nel 1974, che “l’autorità ha avuto la meglio contro gli imperativi morali dei soggetti partecipanti, che imponevano loro di non far del male al prossimo. La gente comune può diventare così parte attiva di un processo distruttivo terribile: sono pochissime le persone che hanno le risorse necessarie per resistere all’autorità”.

Da notare che anni prima, con l’esperimento di Russel Chrunch fatto con scariche elettriche vere e dei topi da laboratorio il risultato fu opposto. I topi quando capivano che per mangiare causavano dolore a un loro simile arrivano a morire di fame per non causare tale dolore.

Articolo di: Pietro Frattini



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