La mano di Dio, come nasce una pulsar

La mano di Dio, come nasce una pulsar

Questa nebulosa è chiamata “Mano di Dio”. Non è una normale nebulosa con dentro una nana bianca. Dentro a quel puntino luminoso infatti c’è una pulsar.

PSR B1509-58 è una pulsar a circa 17,000 anni luce nella costellazione del Compasso scoperta dall'Osservatorio Einstein nel 1982. La sua età è di approssimativamente 1700 anni ed è situata in una nebulosa la cui estensione è di 150 anni luce.

La NASA ha descritto la stella come "una stella di neutroni in rapida rotazione che sprigiona la propria energia nello spazio circostante creando strutture complesse e affascinanti, compresa una formazione che ricorda una grossa mano cosmica."

La velocità di rotazione è quasi di "7 giri al secondo".

Una pulsar nasce da una stella tra le 8 e le 20 masse solari. Quando esaurisce il combustibile interno (possono volerci dai 5 ai 50 milioni di anni, a seconda della massa iniziale) se il nucleo è fatto di ferro e raggiunge le 1,44 masse solari la stella sta per esplodere. Oltre questa massa infatti il nucleo non può fare altro che collassare catastroficamente. Protoni ed elettroni impazziscono, reagendo tra loro trasformandosi in neutroni. A questo punto avrete 1,44 masse solari di neutroni puri che implodono al 20% della velocità della luce fino a compattarsi in una sfera di raggio 10 km.

Il collasso del nucleo libera talmente tanta energia che il resto della stella viene travolto da un’onda d’urto a decine di migliaia di km/s ed esplode, letteralmente. Gli astronomi chiamano questa esplosione “supernova di tipo II.

La stella di neutroni sopravvive e deve conservare lo stesso campo magnetico e lo stesso momento angolare della stella originaria. Questo la porta a roteare su se stessa molte volte al secondo emettendo lampi di onde radio. Quando una stella di neutroni fa così, gli astronomi la chiamano “pulsar”.

La prima pulsar fu scoperta da una donna, Jocelyn Bell, nel 1967, ma il Nobel andò al suo supervisore ....... Anche la prima pulsar doppia è stata scoperta da una donna, l’italiana Marta Burgay, nel 2004.

Articolo di: Pietro Frattini



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