11 Settembre e flashbulb memory, perché ricordiamo tutto di quel giorno

11 Settembre e flashbulb memory, perché ricordiamo tutto di quel giorno

Chiunque di noi si ricorda esattamente cosa stesse facendo mentre le televisioni di tutto il mondo trasmettevano in diretta gli attentati terroristici dell’11 settembre, si deve a un fenomeno specifico: le flashbulb memory.

Questo fenomeno, traducibile in italiano con ricordo fotografico o flash di memoria, corrisponde a un tipo di ricordi associati a un evento pubblico particolarmente traumatico. Secondo gli psicologi, i principali fattori determinanti di una flashbulb memory sono probabilmente un alto livello di sorpresa e di attività emotiva. Infatti, questi ricordi, persistenti e particolarmente vividi, si caratterizzano per il fatto che le persone ricordano non solo dell’evento in sé, ma anche la circostanza in cui hanno appreso la notizia, come per esempio il luogo in cui si trovavano, l’ora, le attività che stavano svolgendo o altri dettagli personali.

La flashbulb memory è stata definita per la prima volta nel 1977 dagli psicologi Roger Brown e James Kulik, che focalizzandosi su eventi traumatici come l’assassinio di John F. Kennedy o di Martin Luther King, formularono un’ipotesi secondo cui la nostra mente ha uno speciale meccanismo di memoria biologica che, quando attivata da un evento che supera i livelli critici di sorpresa, crea una registrazione permanentedei dettagli e delle circostanze che circondano quell’esperienza, rendendo il ricordo indelebile nella nostra mente.

Tutto ciò è riconducibile al complesso rapporto tra emozioni e memoria e in particolare a uno speciale meccanismo neurobiologico associato a ricordi con una forte carica emotiva (come per esempio la tragedia dell’11 settembre). In particolare le ricerche sulle flashbulb memory condividono generalmente un schema comune: i ricercatori conducono studi immediatamente dopo un evento pubblico scioccante e i partecipanti vengono testati per la prima volta entro pochi giorni dall’evento, rispondendo alle domande tramite sondaggi o interviste. I partecipanti vengono testati per la seconda volta, per esempio 6 mesi, un anno o 18 mesi dopo, consentendo ai ricercatori di osservare il tasso di declino della memoria, dell’accuratezza e del contenuto.

Tuttavia, precisiamo, alcuni esperti credono che questo tipo di ricordi non siano poi così precisi, se non addirittura falsi. Molte persone, per esempio, percepiscono gli eventi che creano una flashbulb memory come particolarmente importanti, che “non vogliono dimenticare mai”. Ma diversi studi hanno dimostrato che questo tipo di ricordi non sono accurati: i risultati, infatti, suggeriscono che i ricordi più che essere lucidi, sono vissuti con grande intensità e sicurezza. In altre parole, sembra di ricordare nel dettaglio, ma in realtà quei dettagli che ricordiamo sono dettati solamente dalle emozioni che abbiamo provato in quel momento.

Articolo di: Filippa Marinetti



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