Freddo e influenza

Freddo e influenza

La convinzione che stare al freddo faccia ammalare è molto diffusa, soprattutto nei paesi dove il clima è mite per buona parte dell’anno, ma non ha basi affidabili: a oggi nessuna ricerca scientifica ha dimostrato in modo incontrovertibile che aria fredda, neve, pioggia e vento causino più facilmente raffreddore, mal di gola o influenza.

Per ammalarsi è infatti necessaria la presenza di un virus: in sua assenza semplicemente non può verificarsi un’infezione delle vie aeree superiori, quello che di solito chiamiamo appunto raffreddore.

In molti tendono a mettere il freddo in correlazione con il raffreddore, ma non c’è necessariamente un legame causa-effetto tra le due cose.

I virus che lo causano, così come quelli dell’influenza, sono più diffusi nella stagione fredda ed è quindi naturale che ci sia un più alto rischio di ammalarsi tra autunno e inverno.

Questo è anche il periodo dell’anno in cui stiamo di più al chiuso, condividendo spazi ristretti e molto affollati con decine di altre persone: in ufficio, nei bar, alla posta e sui mezzi pubblici.

L’areazione è molto ridotta rispetto alla stagione calda, per non disperdere il calore ed evitare che entri il freddo, e di conseguenza i virus che si diffondono per via aerea sono molto più concentrati e possono contagiare più persone.

Paradossalmente nella stagione fredda è il caldo a farci ammalare. Il riscaldamento negli edifici porta l’aria a essere più secca e a ridurre quindi l’idratazione delle mucose del naso (seni paranasali), una delle barriere che aiutano il sistema immunitario a tenere sotto controllo i virus.

La mancanza di umidità rende anche più semplice la diffusione dei virus, che non trovano particelle d’acqua cui legarsi che li farebbero poi precipitare sugli oggetti, rimanendo per meno tempo in sospensione nell’aria.

Articolo di: Pietro Frattini



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