Esperimento di Rosenhan: sani di mente internati

Esperimento di Rosenhan: sani di mente internati

David Rosenhan è uno psicologo che insegna alla Stanford University quando nel 1973 decide di intraprendere uno degli esperimenti più rivoluzionari nella storia della sua disciplina.

L’obiettivo che Rosenhan voleva raggiungere era dimostrare non soltanto la fallacia delle diagnosi psichiatriche e l’inadeguatezza del metodo utilizzato per farle ma anche la pericolosità dell’etichettamento derivato dal ricevere una valutazione psichiatrica da parte delle istituzioni “competenti”.

Per questo selezionò collaboratori sani o "pseudopazienti" (tre donne e cinque uomini). Ognuno si presentò in una struttura ospedaliera lamentando di sentire delle voci nelle mente che gli dicevano “vuoto”, “cavo” e “inconsistente”. A parte questa bugia, un nome e una professione di fantasia, gli otto non diedero altre informazioni false.

Dopo i colloqui tutti i pazienti furono ricoverati tutti bollati come schizofrenici, uno come maniaco-depressivo. 

Sebbene non dimostrassero alcun sintomo, si dimostrassero educati e collaborativi gli internati vennero trattenuti da 7 a 54 giorni e dovettero fingere di seguire le terapie prescritte.

Tutti furono costretti ad ammettere di avere una malattia mentale e accettare di prendere farmaci antipsicotici come condizione del loro rilascio

Quando Rosenhan rese pubblici i risultati dell’esperimento suscitò tanto clamore e incredulità che un altro ospedale volle sfidarlo chiedendogli di inviargli nei tre mesi seguenti dei finti pazienti.

Sui 193 individui che si presentarono nel reparto di psichiatria 41 vennero considerati impostori e 42 furono considerati sospetti. Ebbene Rosenhan non aveva mandato nessuno.

Rosenhan con questo esperimento riuscì a dimostrare l’insufficienza degli strumenti di valutazione psichiatrici, il fardello dello stigma istituzionale e sociale che ogni individuo bollato come malato deve subire per tutto il resto della propria esistenza, e il ruolo che i pregiudizi hanno nel determinare le diagnosi in questo ambito.

Articolo di: Antonio Schivardi



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