Descrizione dettagliata del primo trapianto di cuore

Descrizione dettagliata del primo trapianto di cuore

 

La prima operazione di trapianto del cuore effettuata da Barnard avvenne all’ospedale Groote Schuur di Città del Capo.

Barnard non aveva mai fatto esperimenti di trapianti di cuore sugli animali, ma conosceva il lavoro dei chirurghi che in quegli anni li stavano facendo (Norman Shumway, Richard Lower e Adrian Kantrowitz, soprattutto) perché aveva studiato per qualche anno negli Stati Uniti.

Da qualche tempo aveva deciso di provare a fare l’operazione, aveva individuato Washkansky come paziente candidato e aveva ottenuto dalla direzione dell’ospedale di essere informato non appena fosse arrivato un cuore adatto per lui. Quando fu accertato che le ferite alla testa di Denise Darvall avevano messo fine alla sua attività cerebrale, il suo cuore fu giudicato adatto.

Washkansky fu portato in sala operatoria 50 minuti dopo la mezzanotte del 3 dicembre. Fu anestetizzato e collegato a una macchina cuore-polmone, cioè a uno di quei dispositivi che servono per garantire la sopravvivenza dei pazienti chirurgici sostituendo temporaneamente le funzioni del cuore e dei polmoni nella circolazione.

Nella stanza attigua c’era il corpo di Denis Darvall, il cui cuore continuava a battere grazie a un respiratore artificiale. Alle 2.20 Barnard finì di preparare Washkansky per l’intervento e disse a suo fratello, Marius Barnard, a sua volta chirurgo, di spegnere il respiratore attaccato al corpo di Darvall; dopo 12 minuti il cuore della giovane donna smise di battere, il suo petto fu aperto e il corpo collegato a un’altra macchina cuore-polmone per preservare gli organi destinati ad altri trapianti.

Barnard estrasse il cuore di Darvall e lo trasportò nella sala operatoria in cui si trovava Washkansky in un contenitore in cui c’era una soluzione che lo tenne al freddo. Poi nel cuore fu infuso il sangue di Washkansky, un modo per renderlo compatibile con il corpo dell’uomo.

Prima che il cuore di Washkansky fosse rimosso, il suo corpo fu raffreddato a 30 °C per evitare danni al cervello durante la lunga operazione. Barnard bloccò l’aorta, per escluderla dalla circolazione, e la tagliò appena sopra le arterie coronarie; poi recise l’arteria polmonare e rimosse il cuore, lasciandone alcune parti – le porzioni degli atrii che contenevano le parti finali delle vene cave e delle vene polmonari – per poter attaccare meglio il cuore di Darvall.

Cosa che poi fece, partendo dagli atrii, proseguendo con l’arteria polmonare e finendo con l’aorta. Una volta che fu soddisfatto delle suture, rimosse il morsetto che bloccava la circolazione nell’aorta facendo scorrere il sangue di Washkansky nel suo nuovo cuore. Successivamente i medici della squadra di Barnard fecero salire la temperatura del corpo del paziente.

Dopo mezz’ora l’anestesista Joseph Ozinsky misurò che la temperatura nell’esofago di Washkansky aveva raggiunto i 36 °C e allora Barnard usò un defibrillatore: dopo un momento il cuore cominciò a battere. Erano le 5.52.

L’operazione comunque non era finita: si dovette staccare Washkansky dalla macchina cuore-polmone, cosa per cui ci vollero tre tentativi. Poi il suo petto fu richiuso. L’anestesista smise di somministrargli i farmaci che lo tenevano sedato e insensibile quando erano ormai le 8.30.

Gli furono dati anche steroidi con lo scopo di indebolire il suo sistema immunitario per ridurre il rischio di rigetto per il nuovo cuore. Dato che le condizioni di Washkansky erano stabili, l’uomo fu condotto in una stanza preparata appositamente per ridurre al minimo il rischio di infezioni.

Dopo un paio di giorni Washkansky riuscì a mettersi a sedere e a parlare; le condizioni dei suoi organi migliorarono rispetto a prima dell’operazione, sintomo del fatto che la circolazione fosse migliorata. Fu intervistato da giornalisti di tutto il mondo con il consenso di Barnard. Il 15 dicembre gli fu permesso di mettersi in piedi.

La sera dello stesso giorno in cui riuscì a mettersi in piedi, Washkansky cominciò a stare male. Faticava a respirare e gli fu diagnosticata una polmonite. Non si trovarono infezioni e per questo Barnard pensò che fosse una manifestazione del rigetto e diede a Washkansky dei farmaci per tenerlo sotto controllo: fu un errore, perché in realtà la polmonite era stata causata da una ferita alla gamba.

Washkansky avrebbe avuto bisogno di antibiotici che aiutassero il suo sistema immunitario, non di farmaci che lo indebolissero come quelli che gli furono somministrati.

Quando i medici capirono le cause reali della polmonite – all’epoca non si sapeva distinguere bene i sintomi di rigetto e di infezione e tuttora non è una cosa semplice – era troppo tardi: Washkansky morì il 21 dicembre. Tuttavia l’operazione di Barnard era stata un successo e senza l’infezione l’uomo avrebbe potuto vivere più a lungo.

Articolo di: Pietro Frattini



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