La fine della missione Galileo su Giove

La fine della missione Galileo su Giove

Il 21 settembre 2003 la sonda della NASA Galileo termina la sua missione gettandosi nella schiacciante atmosfera del nucleo di Giove.

La sonda viene lanciata direttamente dallo Space Shuttle nel 1989 e nel 1994 si è trovata in posizione ideale per osservare l'eccezionale evento della caduta dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9 su Giove.

Galileo aveva il compito di studiare il pianeta Giove e tutti i suoi satelliti. Il suo lancio nello spazio avvenne il 18 ottobre 1989, ad opera dallo dello Space Shuttle Atlantis della NASA, nel contesto della missione STS-34, e il suo nome ricorda volutamente l’astronomo rinascimentale Galileo Galilei.

Dopo 6 anni di viaggio la sonda arrivò su Giove il 7 dicembre 1995. Galileo conquistò fin da subito una serie di primati: attuò il primo sorvolo di un asteroide, scoprì il primo satellite di un asteroide, fu la prima sonda ad orbitare attorno a Giove. In otto anni di missione completò 35 orbite e portò a casa notevoli risultati scientifici.

- Innanzitutto provò la tesi della presenza di oceani liquidi sotto la superficie ghiacciata di Europa, uno dei satelliti di Giove;

- Poi confermò un’estesa attività vulcanica su un altro satellite, Io, circa 100 volte maggiore a quella presente sulla Terra, e probabilmente molto simili, in quanto a calore e frequenza delle eruzioni, a quelle esistenti sul nostro pianeta durante la sua era primordiale;

- Fornì le prove che Europa, Ganimede e Callisto possiedono un sottile strato di atmosfera;

- Appurò che il sistema di anelli di Giove si è formato dalla polvere sollevata dallo scontro di un meteorite con uno dei satelliti interni e che l’anello più esterno è composto in realtà da due anelli, posti uno dentro l’altro.

La missione terminò il 21 settembre 2003, dopo 14 anni nello spazio, di cui 8 anni intorno a Giove e ai suoi satelliti. A fine missione l’orbiter fu inviato nell’atmosfera di Giove ad una velocità di circa 50 km/s per evitare ogni possibilità di contaminare i satelliti con dei batteri provenienti dalla Terra.

Articolo di: Antonio Schivardi



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