La morte di Giuseppe Pinelli

La morte di Giuseppe Pinelli

Giuseppe "Pino" Pinelli nasce a Milano il 21 ottobre del 1928, nel popolare quartiere di Porta Ticinese. Finite le elementari inizia a lavorare prima come garzone, poi come magazziniere. Nel 1944-1945 partecipa alla Resistenza antifascista come staffetta delle Brigate partigiane Bruzzi-Malatesta, collaborando anche con un gruppo di partigiani anarchici.

Affascinato dal pensiero libertario, dopo la fine della guerra Pinelli partecipa alla crescita del movimento anarchico a Milano. Nel frattempo, nel 1954 "Pino" vince un concorso ed entra nelle ferrovie come manovratore.

Dopo lo scoppio di una bomba in una sede della Banca nazionale dell'Agricoltura nel centro di Milano (Strage di piazza Fontana, 12 dicembre 1969), Pinelli venne fermato insieme ad altri anarchici milanesi.

Il 15 dicembre, tre giorni dopo la strage, Pinelli si trovava negli uffici della questura milanese, al quarto piano di via Fatebenefratelli, dove si era recato da solo - con il proprio motorino - convocato dal giovane commissario Luigi Calabresi, che Pinelli già conosceva. Nell'ufficio di Luigi Calabresi, Pinelli fu interrogato per ore dallo stesso commissario e da altri ufficiali, tra cui Antonino Allegra, responsabile dell'ufficio politico della questura.

Nella serata del 15 dicembre, attorno a mezzanotte, il corpo di Pinelli precipitò dalla finestra e si schiantò nel cortile della questura.

In una prima fase la polizia riferì che Pinelli si era suicidato, gettandosi dalla finestra. Più avanti cambiò versione, parlando di una caduta accidentale.

Successivamente a una serie di inchieste e dopo la riesumazione del cadavere, la magistratura stabilì che Pinelli era caduto per un "malore attivo", cioè si era avvicinato alla finestra e a seguito di un malore aveva perso l'equilibrio ed era precipitato.

Una violenta campagna di stampa dell'estrema sinistra, e in particolare di "Lotta Continua", indicò il commissario Luigi Calabresi come assassino di Pinelli.

Il 15 maggio 1972 Luigi Calabresi venne ucciso a Milano.

La storia di Pinelli, seppur conclusa per la magistratura, resta un punto interrogativo che inquieta e che puntualmente ricompare ogni anno nelle celebrazioni degli anniversari della strage di piazza Fontana.
In ambienti anarchici a tutt'oggi la figura di Pinelli è presa a simbolo dell'opposizione al potere costituito e in particolare al potere poliziesco.

A maggio del 2009 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel "Giorno della Memoria", ha voluto far incontrare la vedova dell'anarchico Pinelli, Licia Rognini, e quella del commissario Calabresi, Gemma Capra, le quali si sono strette le mani in segno di riappacificazione.

Articolo di: Pietro Frattini



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