Il caso Moro - La seduta spiritica di Romano Prodi

Il caso Moro - La seduta spiritica di Romano Prodi

Romano Prodi è a casa del professor Alberto Clò, il 2 aprile del 1978 a Zappolino, con un gruppo di amici durante un pranzo domenicale a base di salsicce decidono per gioco di fare una seduta spiritica.

Durante la seduta alla domanda “dove si trova Aldo Moro” ricevono la risposta “Gradoni”.

Gli amici sono Clò, professore di economia, vent'anni più tardi ministro del governo Dini, il più maturo del gruppo è Romano Prodi, mentore dello stesso Clò. C'è anche Mario Baldassarri, futuro vive-ministro di Berlusconi, all'epoca trentunenne professore di economia, e il professor Fabio Gobbo, giovane economista futuro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante il governo Prodi.

Per puro caso si scoprirà che a via Gradoli 96, una traversa della Cassia, era la base dei brigatisti Barbara Balzerani e Mario Moretti. L’amministratore dello stabile venne avvertito che in un appartamento del primo piano vi era una forte infiltrazione d’acqua dal soffitto. La perdita era evidentemente al piano superiore; poiché nessuno rispondeva vennero chiamati i Vigili del Fuoco, che si accorsero che il rubinetto della doccia era stato lasciato aperto con getto forte di acqua verso il muro.

Mentre stavano per lasciare l’alloggio, i pompieri scoprirono su un tavolino una serie di fogli dattiloscritti con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse. Chiamarono la polizia, che una volta entrata nell’appartamento scoprì di tutto: armi, munizioni, targhe e documenti falsi, divise e palette della polizia, timbri di uffici di ogni genere. Non c’era alcun dubbio: quello era un covo delle Brigate Rosse.

Per motivi incomprensibili (anche in questo caso) anziché nascondersi all’interno e attendere con discrezione il rientro della Balzerani e di Moretti, la notizia venne data alle stampe e divenne subito di dominio pubblico: via Gradoli fu transennata, i telegiornali all’ora di pranzo dettero in pompa magna la notizia, e i terroristi si guardarono bene dal tornare in quella casa.

L’indicazione toponomastica “Gradoli” era già arrivata qualche giorno prima alla Digos. Fu un giovane Romano Prodi a farla giungere, che parlò di una seduta spiritica fatta per scherzo con alcuni colleghi universitari nell’Appenino bolognese, nella quale lo “spirito” avrebbe dato l’indicazione “Gradoli” alla domanda sul luogo della prigione di Moro.

Per motivi incomprensibili (anche in questo caso) le indagini - anziché dirigersi su via Gradoli - vennero fatte nel comune di Gradoli (nel viterbese) e non diedero ovviamente nessun esito.

La vedova di Moro, signora Nora, accusò per questo Francesco Cossiga - allora Ministro dell’Interno - di non aver voluto andare nel posto giusto. Ancora oggi la versione ufficiale di Prodi è che il nome è stato ricevuto in una seduta spiritica.

Articolo di: Pietro Frattini



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