L’ Italiano che mandò il primo uomo sulla Luna

L’ Italiano che mandò il primo uomo sulla Luna

Rocco Anthony, arrivato dopo il fratello John, era nato il 31 marzo del 1926. L’avevano chiamato così: Rocco, come il santo protettore di Sasso di Castalda, e Anthony, come il padre, che in realtà non avrebbe mai conosciuto.

L’american dream di Antonio, infatti, si era infranto subito, in un incidente, fatale, al cantiere ferroviario dove aveva trovato lavoro. Teresa aveva 27 anni. Rocco era orfano a sei mesi.

Il risultato? Una determinazione e una disposizione al sacrificio che Teresa trasmise ai figli. A Rocco in primis: studente modello di mattina, il pomeriggio vendeva il ghiaccio per raggranellare qualche dollaro. Un’attività che non gli aveva impedito, nel ’43, in un periodo in cui gli immigrati non erano visti di buon occhio, di distinguersi fra i migliori diplomati della Wilbur Lynch Highschool.

A scuola Petrone si era fatto anche una certa fama grazie alla memoria prodigiosa – che gli permetteva di citare testi letti una volta sola e diversi giorni prima – e per l’abilità nei calcoli, per cui primeggiava in gare di velocità (arrivando senza carta e penna a fare moltiplicazioni e divisioni fino a quattro cifre).

Poi, sebbene fosse un antimilitarista convinto, l’ambizione, la stazza e la mancanza di soldi lo avevano obbligato per proseguire gli studi a iscriversi a West Point, “la fabbrica delle migliori intelligenze dell’esercito americano” (la stessa che in quegli anni ospitava Buzz Aldrin e Michael Collins).

Anche lì Petrone si era fatto notare subito: fra i migliori dell’academic program, soprattutto in matematica e nuove tecnologie.

Ci aveva messo poco, Petrone, a laurearsi ufficiale dell’esercito americano; era successo nell’autunno del ’46, a guerra appena conclusa. Spedito tre anni in Germania per garantire l’assistenza dei rifugiati in rientro, era finalmente andato a Sasso di Castalda per conoscere la nonna e quindi era rientrato negli Stati Uniti, per iscriversi senza troppe difficoltà al Mit. In quattro anni ne era uscito con una laurea in ingegneria meccanica e una passione per lo sviluppo e la sperimentazione di razzi e missili balistici.

Rocco Petrone entra alla NASA in piena corsa per superare i Russi nelle missioni spaziali, carriera rapida e gli viene assegnata la direzione per la progettazione e la realizzazione delle rampe di lancio per tutto il programma spaziale.

Nacquero in quel periodo le famose check list, i puntuali elenchi di verifiche scritti da Petrone, che ognuno, nel suo ruolo, era obbligato a ripetere migliaia di volte prima di certificare, a proprio nome, l’eventuale “ok”.

Quando, nel 1975, Petrone si ritirò dalla Nasa, lo fece da direttore del programma Apollo, direttore del Marshall Space Center di Huntsville e amministratore associato.

Morì il 24 agosto 2006 a Palos Veders Estates, dove si era ritirato per dedicarsi ai suoi amati studi di storia americana.

Articolo di: Antonio Schivardi



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