Gandhi scrive a Hitler

Gandhi scrive a Hitler

Sono due lettere, scritte a poca distanza l’una dall’altra: la prima nel 1939, la seconda nel 1940. La penna è quella del Mahatma Gandhi, l’indirizzo è quello di Adolf Hitler. I due documenti non giunsero mai a destinazione, perché la censura indiana impedì che varcassero il confine. Rimaste tra le carte del minuto avvocato, sono state conservate per molti anni e poi pubblicate in un volume che contiene tutti gli scritti del padre dell’India.

Gandhi si rivolge al dittatore tedesco su richiesta di alcuni amici e incomincia pressappoco così: caro amico, ti scrivo perché vorrei che tu facessi il bene dell’umanità.

Ingenuo finché vi pare, ma ci vuole del coraggio non indifferente per osare parole simili. La lettera poi prosegue su questo tono, estremamente cortese, quasi fosse un invito a un the.

La politica non c’entra per nulla e la richiesta è semplice: rinunciare alla guerra, anche se ciò vorrebbe dire rinunciare ai progetti di grandezza sognati per la Germania. Come abbiamo detto, la lettera non venne spedita e tornò indietro al mittente.

 

23 luglio del 1939

Caro amico,

alcuni amici mi hanno chiesto con insistenza di scriverle una lettera per il bene dell’umanità. Io ho resistito alla richiesta, a causa della sensazione che qualunque lettera da parte mia sarebbe stata interpretata come un atto di impertinenza.

Tuttavia, qualcosa mi spinge a fare lo stesso un tentativo, qualunque valore esso possa avere. E’ evidente che lei oggi è l’unica persona al mondo che possa scongiurare una guerra che potrebbe riportare l’umanità ad uno stato selvaggio. E’ disposto a pagare questo prezzo per raggiungere il suo obiettivo, qualunque valore questo obiettivo possa avere per lei? Ascolterà l’appello di uno che ha deliberatamente rinnegato il metodo della guerra, non senza considerevoli risultati?

In ogni caso le anticipo le mie scuse se in qualche modo ho sbagliato decidendo di scriverle.

Sinceramente vostro,

M. K. Gandhi

Articolo di: Pietro Frattini



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