Dirottamento dell'Achille Lauro

Dirottamento dell

Il 7 ottobre 1985 la nave da crociera Achille Lauro viene dirottata da un commando del Fronte per la Liberazione della Palestina al largo delle coste egiziane. Si trovano a bordo 201 passeggeri e 344 uomini dell'equipaggio.

Grazie a varie trattative diplomatiche e all'intervento dell'Egitto e di due negoziatori proposti da Arafat, i terroristi si arrenderanno in cambio della promessa dell'immunità.

Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino USA, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico a causa di un ictus: l'episodio provocò la reazione degli Stati Uniti che volevano l'estradizione dei dirottatori per processarli negli Stati Uniti.

L'11 ottobre un Boeing 737 egiziano si alzò in volo per portare a Tunisi i membri del commando di dirottatori, assieme allo stesso Abu Abbas, Hani al-Hassan (l'altro mediatore dell'OLP) e ad agenti dei servizi e diplomatici egiziani, secondo gli accordi raggiunti (salvacondotto per i dirottatori e la possibilità di essere trasportati in un altro paese arabo); mentre era in volo, alcuni caccia statunitensi lo intercettarono costringendolo a dirigersi verso la Naval Air Station Sigonella, in Italia, dove fu autorizzato ad atterrare poco dopo la mezzanotte.

L'allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi si oppose tuttavia all'intervento degli Stati Uniti, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e sia i VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) che i Carabinieri di stanza all'aeroporto si schierarono a difesa dell'aereo contro la Delta Force statunitense che nel frattempo era giunta su due C-141.

A questa situazione si aggiunse un altro gruppo di Carabinieri, fatti giungere da Catania dal Comandante Generale dei Carabinieri (il generale Riccardo Bisogniero). Si trattò della più grave crisi diplomatica del dopoguerra tra l'Italia e gli Stati Uniti, che si risolse cinque ore dopo con la rinuncia degli USA ad un attacco all'aereo sul suolo italiano.

Articolo di: Pietro Frattini



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