Attentato a Togliatti e rischio di guerra civile

Attentato a Togliatti e rischio di guerra civile

La mattina del 14 luglio a Montecitorio è in corso una discussione tenuta da Giulio Andreotti sugli approvigionamenti di carta da distribuire alle varie testate giornalistiche: pochi deputati sono presenti in aula, probabilmente per la “scarsa rilevanza politica del dibattito”.

Verso le 11,30 il leader del PCI Palmiro Togliatti decide di allontanarsi dall’aula accompagnato da Nilde Jotti, sua compagna anche nella vita, procedendo come suo solito per l'uscita secondaria che sbocca in Via della Missione.

In quel punto lo aspetta l’"estremista" siciliano Antonio Pallante: corre verso Togliatti e gli spara contro quattro colpi di pistola calibro 38, colpendolo alla nuca, alla schiena e al costato.

Il leader del PCI prima di essere trasportato d’urgenza al Policlinico di Roma, nonostante sia morente a terra, ha la forza di comunicare a Nilde Jotti le seguenti parole: “ Prendi la mia borsa e portala a Longo”. Giunto in ospedale, viene immediatamente operato dal chirurgo Pietro Valdoni: le sue condizioni sono critiche e si teme per la sua vita.

L’attentatore, che risulterà poi essere iscritto al Partito Liberale, viene bloccato dai carabinieri durante il tentativo di fuga; dichiara di aver agito in completa autonomia, ed anche le successive indagini lo riconosceranno come unico responsabile dell’agguato. Pallante viene condannato a scontare tredici anni di carcere ma la Cassazione deciderà di ridurre la pena a quattro anni.

L'operazione chirurgica di Togliatti va a buon fine: ancora in gravi condizioni, viene costantemente informato dal medico circa l’evolversi dei disordini. Appena uscito dall’anestesia il segretario del PCI ripete il suo invito alla calma (“Scellerati… che non facciano fesserie”) ed impone ai luogotenenti Secchia e Longo, che dirigono il partito in un momento così drammatico, di fermare la rivolta. L'insurrezione di massa delle organizzazioni militanti comuniste si arresta perciò davanti all'ordine di Togliatti: il passaparola che si rincorre attraverso la rete delle sezioni di partito è “Non perdete la testa”.

L’attentato a Togliatti e la conseguente minaccia di guerra civile sono considerabili, nella storia della Repubblica Italiana, come il culmine di una stagione di scontro politico che non conoscerà più simili radicalizzazioni.

Articolo di: Filippa Marinetti



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