Lavrenti Pavlovic Berija definito da Stalin stesso come il nostro Himmler

Lavrenti definito da Stalin stesso come il nostro Himmler

Lavrenti Pavlovic Berija definito da Stalin stesso come il nostro Himmler.

Il suo aspetto da intellettuale nascondeva la ferocia di una belva assetata di sangue, unita ad una smisurata ambizione e ad un cinismo criminale.

Il suo ruolo durante gli anni delle grandi purghe fu attivo, come esecutore della grande repressione ordita da Stalin, così come quello di Ezov, da cui i russi trassero il termine di “ezovscina” per indicare il periodo delle purghe.

Agli occhi del popolo Stalin appariva come il loro protettore, paterno e sorridente, così come veniva presentato dalla propaganda di regime, che induceva a far supporre che fosse anche ignaro di ogni repressione, anche se in realtà l’artefice principe e ideatore di ogni nefandezza era proprio lui, Stalin, “deus ex machina” della Grande Madre Russia.

Come capo della Polizia politica Berija diresse l’imponente organizzazione dei gulag, il sistema di campi di lavoro in cui trovarono la morte milioni di cittadini sovietici come deportati.

Il 23 febbraio 1944 Berija, su ordine di Stalin, iniziò anche la deportazione di TUTTA la popolazione cecena e ingusceta in Asia Centrale.

Furono deportate più di 500.000 persone, di cui oltre la metà perirono durante il viaggio o per mano dei loro aguzzini sovietici.

Le donne incinte e i vecchi, oltre a coloro che potevano causare ritardi nell’esodo forzato (come i malati e i bambini), furono riuniti e uccisi prima della partenza, come nel caso del villaggio di Khaibakh, in cui vennero arse vive 700 persone.

I sopravvissuti al viaggio furono abbandonati al loro destino nelle lande deserte e ghiacciate della Siberia, privi degli indumenti invernali, a fronteggiare la fame, le malattie, e l’inverno che sopraggiungeva, provocando anche in questo caso un vero e proprio genocidio, come riconosciuto poi nel 2004 (60 anni dopo) dal Parlamento Europeo.

Berija era noto anche come pedofilo, per il suo morboso interesse per le ragazzine molto giovani, che attirava nella sua casa-prigione dotata di celle per la detenzione nelle cantine.

Le cantine della sua casa, oggi sede dell’ambasciata tunisina, nascondono ancora le ossa delle sue vittime, dietro falsi muri o cementate nella muratura.

Nel 2001, infatti, dopo il rifacimento della cucina, furono ritrovati il femore e alcune ossa delle gambe di una delle sue giovani e sventurate vittime.

Berija era, oltre che il sadico uccisore di milioni di persone innocenti, anche un predatore sessuale che di notte si aggirava per Mosca in cerca di ragazzine adolescenti da trascinare a casa sua, per poi torturarle e stuprarle, prima di togliere loro la vita.

In Occidente Berija è pressochè sconosciuto ai più, a causa della colpevole disinformazione post bellica, che nascondendo e mistificando la realtà del comunismo sovietico.

Articolo di: Filippa Marinetti



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