Clinton depone davanti ai giudici sul caso Lewinsky

Il 17 agosto del 1998 Bill Clinton diventò il primo presidente in carica a deporre davanti a una giuria che indagava sulla sua condotta. Subito dopo la deposizione, durante la quale Clinton ammise di aver avuto una relazione inappropriata con Monica Lewinsky in contrasto con la sua deposizione del 26 gennaio dove dichiarò al popolo americano che erano tutte accuse false. Un cavillo lessicale sul concetto di rapporto sessuale ha concluso questa morbosa vicenda che ha paralizzato il mondo per mesi.

Di seguito il discorso completo agli americani:

«Buona sera. Questo pomeriggio, in questa stanza, da questa sedia, ho testimoniato davanti al procuratore speciale e a una giuria. Ho risposto sinceramente alle loro domande, anche quelle riguardo la mia vita privata: domande a cui nessun cittadino americano vorrebbe mai rispondere. Ad ogni modo, non posso che prendermi la completa responsabilità per le mie azioni, pubbliche e private. E per questo vi parlo stasera.
Come sapete, durante una deposizione lo scorso gennaio, mi fu chiesto del mio rapporto con Monica Lewinsky. Per quanto le mie risposte furono legalmente precise, ho omesso delle informazioni. Ho avuto effettivamente una relazione inappropriata con la signorina Lewinsky. È stato sbagliato. È stato un grave errore di giudizio e un fallimento personale del quale sono il solo e l’unico responsabile. Ma ho detto alla giuria, e ripeto a voi adesso, che mai ho chiesto a qualcuno di mentire, di nascondere o di distruggere prove, o di fare qualsiasi cosa di illegale. So che le mie parole e i miei silenzi su questa storia hanno dato un’impressione sbagliata. Ho ingannato le persone, inclusa mia moglie. Me ne dispiaccio moltissimo.
Posso solo dire di averlo fatto per molti motivi. Innanzitutto il desiderio di proteggere me stesso dall’imbarazzo. Inoltre volevo proteggere la mia famiglia. Ha influito il fatto che queste domande venissero poste nell’ambito di un processo che aveva motivazioni politiche, e che nel frattempo è finito con la mia assoluzione [parla del caso Paola Jones]. Inoltre, avevo grosse preoccupazioni riguardo il senso di un’inchiesta indipendente che scava dentro storie private vecchie anni, nelle quali nessuno ha mai trovato niente di illegale o sbagliato. L’inchiesta si è spinta a coinvolgere il mio staff e i miei amici, e le loro vite private: oggi la stessa inchiesta è sotto inchiesta. Questa storia è già andata avanti troppo, sta costando troppo e sta ferendo troppe persone innocenti.
Ora la questione riguarda me, le due persone che amo di più – mia moglie e mia figlia – e il nostro Dio. Devo sistemare le cose e sono pronto a fare qualsiasi cosa. Niente è più importante per me. Ma è una questione privata, e intendo riavere indietro le vite della mia famiglia. Non sono affari di nessuno se non nostri. Anche i presidenti hanno vite private. È tempo di interrompere la ricerca della distruzione personale e dell’intrusione nelle vite private a scopo politico, e portare avanti la vita della nostra nazione. Il nostro paese è stato distratto da questa storia troppo a lungo, e mi prendo per questo la mia parte di responsabilità. È l’unica cosa che posso fare.
Ora è arrivato il momento di andare avanti –– anzi, è già passato. Abbiamo cose importanti da fare, opportunità da cogliere, problemi da risolvere, questioni da affrontare. Stasera vi chiedo di abbandonare lo spettacolo di questi sette mesi, di riparare il nostro dibattito pubblico e restituire la vostra attenzione alle sfide e alle promesse del nuovo secolo americano. Grazie per la vostra attenzione e buonanotte»

Articolo di: Pietro Frattini



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