Girolimoni, l’inquietante storia di come nasce un modo di dire

Girolimoni, l’inquietante storia di come nasce un modo di dire

Dal 1924 al 1925 Roma fu travolta dagli efferati delitti di uno spietato Serial Killer che uccise 6 bambine. I fatti determinarono una vera e propria psicosi, non solo tra la gente comune, ma anche tra le forze dell’ordine ed i governanti decisi a catturare il “Mostro di Roma”.

La vicenda inizia il 31 marzo del 1924, nei giardini di Piazza Cavour. Emma Giacobini, di 4 anni ancora da compiere, giocava tranquillamente non lontano dalla madre. Ad un tratto la donna si accorse  che la figlia era scomparsa. Dopo un paio d’ore una donna trovò Emma parzialmente svestita, ferita e con un fazzoletto al collo. La donna fece appena in tempo a scoprire un uomo, dell’età di circa 45 anni, che si ricomponeva gli abiti e si allontanava velocemente. Il fatto, anche perché conclusosi senza particolari danni per la piccola, un po’ alla volta venne dimenticato dall’opinione pubblica e dai giornali. Si trattava, però, solo dell’inizio di un inferno.

In meno di 2 anni almeno 6 episodi di violenza e omicidio su bambine di età inferiore ai 6 anni.

Il governo Mussolini mise una ttaglia e la popolazione era in piena psicosi del “mostro di Roma”.

I dati raccolti permisero di elaborare un dettagliato identikit che presentava numerosi tratti in comune con un certo Gino Girolimoni.

Girolimoni era scapolo, non aveva ancora 40 anni, svolgeva un lavoro che gli rendeva bene, procurava clienti ad avvocati ed assicuratori, inoltre era molto sensibile al fascino femminile. Qualcuno disse di averlo visto regalare caramelle ad una bambina di 12 anni mentre l’accarezzava. Questi fu riconosciuto come l’uomo che il 12 marzo 1927 accompagnò la piccola Armanda nella trattoria. Ci fu anche un’altra testimonianza, lasciata dal un ex compagno di caserma, nella quale si affermò che il Girolimoni era stato visto violentare una bambina a Casarsa delle Delizie. Le prove erano abbastanza schiaccianti e così, da grande sospettato, Girolimoni divenne colpevole. Fu immediatamente arrestato e la polizia emanò un comunicato atto a tranquillizzare l’opinione pubblica.

La certezza, però, cadde dopo un anno. L’8 marzo 1928, Gino Girolimoni venne scarcerato perchè riconosciuto estraneo ai fatti. Pian piano la verità venne a galla. Si accertò, infatti, che la dodicenne a cui Girolimoni aveva dato una caramella era la servetta di una donna sposata che lui corteggiava da tempo della quale aveva preferito non parlarne, durante gli interrogatori, per non metterla in difficoltà. Anche il commilitone si rivelò essere un testimone falso (ma le ragioni di questo restano un mistero), ma la prova più importante fu che quando Armanda fu rapita ed uccisa, Girolimoni era fuori Roma.

Il grande accusato venne liberato ma la sua vita era rovinata per sempre. Fu costretto, infatti, a cambiare città e lavoro perché la sua credibilità era oramai minata ed il sospetto lo accompagnò sino al 1961 quando morì lasciando di sé l’immagine di un uomo che aveva subito una grande ingiustizia ed era stato vittima della necessità collettiva di rintracciare a tutti i costi un “mostro”.

Il mistero del Mostro di Roma non è mai stato svelato. Indubbiamente il Serial Killer che per 3 anni terrorizzò la capitale, rientrava nella categoria dei pedofili violenti (si tratta di persone che in passato hanno avuto violenze sessuali, andando a ripetere quelle violenze trasformandosi in aggressori).

Articolo di: Filippa Marinetti



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