Il suicidio più bello immortalato in una foto

Il suicidio più bello immortalato in una foto

La fotografia di Wiles fu pubblicata sulla rivista Life il 12 maggio 1947, ed è conosciuta con il discutibile nome “il più bel suicidio”, talmente significativa da ispirare Andy Wharol per la sua opera “Suicide:Fallen Body”.

Di Evelyn McHale (1923-1947) non si sa molto: la sua era una vita come tante, divisa tra il lavoro da impiegata e le uscite con il fidanzato, i giochi con il nipotino e i preparativi per il suo matrimonio e seguire la madre che soffriva di depressione. Ma anche Evelyn, come tutti, aveva il suo lato oscuro, che prese il sopravvento su di lei in una nuvolosa mattina del primo maggio del 1947.

Il 30 aprile Evelyn era andata a trovare il suo fidanzato, Barry Rhodes, a Easton (Pennsylvania). Avevano trascorso la serata insieme, probabilmente per festeggiare il compleanno di lui. La mattina successiva, alle 7, Evelyn prese il treno per New York, la città dove viveva e lavorava, lasciando portare dal vento le sue ultime parole per il fidanzato, che non le afferrò, perché lei correva per salire sul treno.

Arrivò a New York verso le nove del mattino, e poi si diresse all’Empire State Building, facendo solo una sosta per scrivere poche righe d’addio.

“Non voglio che nessuno della mia famiglia mi veda. Potreste distruggere il mio corpo cremandolo? Prego voi e la mia famiglia di non celebrare nessuna funzione in mio ricordo. Il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo a giugno. Non penso di poter essere una buona moglie per nessuno. Lui starà meglio senza di me. Dite a mio padre che ho troppe delle stesse tendenze di mia madre”.

Qualche minuto prima delle 10.30, Evelyn comprò il biglietto per salire alla terrazza panoramica del grattacielo, all’86° piano.

John Morissey, vide una sciarpa bianca che pigramente veniva giù, lasciata andare da uno dei piani alti dell’edificio. Non ebbe il tempo di pensare nulla, perché subito dopo sentì uno schianto, quello del corpo di Evelyn, caduto sul tetto di una limousine parcheggiata nella strada.

Robert Wiles, “studente di fotografia”, era vicinissimo al luogo della disgrazia: attraversò la strada e si trovò di fronte alla scena di un suicidio. Quattro minuti dopo lo schianto, Wiles fotografò la povera ragazza, realizzando un’immagine che è divenuta iconica: un solo scatto per fissare per sempre non l’orrore di una morte violenta, ma la grazia e la bellezza di una giovane donna che cercava pace.

Articolo di: Valentina Rossi



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