Le origini della tradizione di San Valentino

Le origini della tradizione di San Valentino

In epoca romana, dal 13 al 15 febbraio si festeggiava la tradizione pagana della Lupercalia. Durante tali giorni di festeggiamenti, i sacerdoti sacrificavano una capra ed un cane, ne imbevevano strisce di pelle nel sangue e poi le utilizzavano per frustare, come buon auspicio, tutti coloro che gli capitassero a tiro girovagando per strada. La convinzione era quella per la quale ciò avrebbe reso tutti più fertili, soprattutto le donne.

Vi era poi una specie di lotteria nella quale venivano pescati a coppie i nomi di un uomo e di una donna. La coppia appena formata si sarebbe, ecco, accoppiata per tutta la durata del festival. Magari anche dopo, chi lo sa.

Di martiri con il nome di Valentino pare ve ne siano stati almeno tre. La tradizione popolare, però, vede nel sant’uomo di Terni il martire che dette vita alla festa che noi tutti conosciamo. Decapitato dall’imperatore Claudio il 14 febbraio del 278 d.C., la sua colpa era quella di aver celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano: la cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata; i due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. A chiudere il cerchio della tragedia sarebbe poi intervenuto il martirio del celebrante.

Il primo poeta a donare un’aura di amor cortese ad una festa fatta di buoni propositi e decapitazioni fu Geoffrey Chaucer nel 1375 con il poema Assemble of Foules (Il parlamento degli uccelli).

Dopo di lui, ovviamente, anche William Shakespeare contribuì a regalare un’aura di romanticismo all’ormai festa degli innamorati, dando a San Valentino popolarità in Gran Bretagna e in tutta Europa.

Articolo di: Filippa Marinetti



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