La vita dopo l’olocausto

La vita dopo l’olocausto

Max Durst, di cui si vede il tatuaggio del numero sul braccio, è l’ultimo sopravvissuto di tutta la sua famiglia. Lui è stato internato quando era adolescente trascorrendo diversi anni nei campi di concentramento, compreso Auschwitz, fino a quando è stato liberato a Ebensee.

Sua moglie Anna Durst, ha trascorso gli anni del Nazismo a nascondersi, spesso in precarie condizioni.

“Quando Harli aveva 3 mesi io e mia mamma siamo volate in Florida per far visita ai miei nonni. Mia mamma ha trovato un fotografo locale che facesse foto di famiglia e dopo averlo convinto un po’ mio nonno ha acconsentito allo scatto di alcune foto con Harli contro il suo braccio tatuato. Questa è la mia preferita. La tengo senza cornice e in un cassetto, perché non sono sicura dove o come mostrarla. Oggi è il primo giorno in cui qualcuno fuori dalla mia famiglia la vede”.

Grazie a un po’ di fortuna e al loro coraggio i nonni di Jessica sono sopravvissuti e ora possono vedere quanto è diventata grande la loro famiglia: ci sono 3 figli, 5 nipoti e 3 pronipoti, tra cui la piccola Hali.

“Questo segno del diavolo irradia anche la vera essenza della sopravvivenza” ha commentato nonno Max.

 

Essere la nipote di sopravvissuti implica il fardello della responsabilità di ricordare l’Olocausto. Io e mio marito speriamo di trovare un modo significativo di commemorare quel giorno insieme, come una famiglia, quando i nostri bambini saranno un po’ più grandi”.

Articolo di: Antonio Schivardi



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